Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <565>
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Vincenzo Gioberti e Von. abate Giovanni Napoleone Monti 565
rassegnati, forse, riformando le leggi elettorali, si acconceranno le cose. Ma purtroppo che i tuoi dubbii sono seri, e se l'amicizia e la riverenza che porto ai tuoi prognostici non mi fa velo, io sto dalla tua, perocché temo assai che le istituzioni non possano o per vizio non ancor emendato dell'indole italiana, o per mancanza (come io credo) di nomini pratici, allignare tra noi. Tu solo, mio carissimo, potevi salvare la costituzione salvando l'Italia. Tu solo avevi il senno e il vigore richiesti ad un'opera di tanta mole. Ora tutto è guasto e mal­concio, non vi ha una riputazione o celebrità qualunque che non sia stata o rovesciata o, quel che è peggio, screditata, non un nome che sia ancora riverito, non una autorità che conservi il suo qualunque prcstiggio (sic). Vera anarchia, che, sconoscente ed ingrata ai vivi, adula schifibsamente (sic) i morti.
Per fortuna, che i Piemontesi sono più amatori della prosa che non della poesia e non si curano di vivere al domani, in modo diverso da quel di ieri, altrimenti il paese si sarebbe già sfasciato, tante sono le brighe che si fanno che non potresti fartene idea, se tu avessi o minor conoscenza della tua patria, o possedessi minor dose di spirito divinatore. Peraltro i ministri sostengono forte, che, venga quel che vuole, lo Statuto ci rimarrà. Dio li aiuti nei loro propositi e infonda loro sufficiente valore per un'opera tanto colossale. Dico che Dio li aiuti, perocché il buon volere del Re non mancherà, ed egli vuole ad ogni costo mantenere l'opera del Padre, intendi l'opera costituzionale .
Come si vede, nonostante il nero pessimismo che ispirava allo scrivente questo quadro dell' anarchia politica del Piemonte in quei giorni, un raggio di luce, come di sicura speranza, illumina la scena: la fede e l'energia con cui i Ministri, capitanati dal D'Azeglio e assecondati dal Cavour e dal Pinelli, tenevano saldo per salvare Io Statuto e il buon volere del giovane Re. Ma vale la pena di seguire il Monti in questa esposizione appassionata, ma sincera:
Io già lo sapeva che il tuo voto stava per lo scioglimento. Sapeva che guardavi la nostra Camera passata come un'assemblea di canaia da pan. Ma igno­rava che tu non fossi rimasto entusiasmato dal celebre discorso del Rattazzi, col quale volle provare che egli facendo la guerra, come tu sai, e perdendola come tu sai, non fece una fanciullagine, ma fece un'opera eminentemente ita­liana e nazionale. Fanciullo Thiers, fanciullo Tocqueville. Tu stesso, Gioberti mio, fanciullo, che con profetica parola vaticinasti i nostri disastri, e li chiamasti Bimbi. Approvo il tuo modo di rispondere al D'Azeglio. Mi pare però che il brano di lettera comunicatomi, per cui tu chiedevi la tua licenza da Inviato al Delaunay, era abbastanza chiaro ed esplicito per constatare il tuo progetto. In esso non trattasi solo della idea, ma si parla chiaramente di offerte fatte dalla Francia, e non accettate dal nostro Governo. Onde se di qui si vuol stampare
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