Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <571>
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Vincenzo Gioberti e Voti, abate Giovanni Napoleone Monti 571
In una lettera del 24 dicembre che è l'ultima in questa nostra serie per Panno '49 il Gioberti insiste nel suo tono che è di censura ad oltranza:
Carissimo. Io mi rallegrerei molto più della nuova Camera, che non fo se fosse stata ottenuta con mezzi onorati. Ricorrendo alla corruzione e alle minacce, il governo diede a buon fine un pessimo esempio, che sarà un giorno a pessimo fine imitato. Meglio era lasciar che la novella Camera fosse quale il Cielo la mandava; e se riusciva, come l'altra, disciorla subito, riformar quindi la legge elettorale per via di decreto. L'atto straordinario sarebbe stato giustifi­cato; e in ogni caso i mezzi illegali sono di gran lunga da preporsi agl'immorali. Ma i nostri rettori son destinati a pigliar sempre il cattivo partito nei casi diffi­cili, e a rallegrarsi del presente senza far conto dell'avvenire. La rientrata di Pinelli al Ministero può condurre il paese all'ultima rovina. Se le cose di Europa pigliano un certo indirizzo, che oggi non è affatto improbabile e il Pinelli torna ministro, noi avremo nel 50 un'alleanza offensiva e difensiva del Piemonte col-l'Austria. Io non parlo a caso. La parte sana della maggiorità dovrebbe unirsi col minor numero per escludere Pinelli. Dillo in mio nome al Cesano (a cui farai i miei cordialissimi complimenti per la sua elezione) e pregalo a non disprezzare il mio consiglio; perchè non parlo a caso, lo ripeto, e so cose che non tutti sanno. Assicura i miei amici che io non sono mai stato più persuaso della necessità della monarchia civile in Italia, che oggi. La repubblica per me non potrebbe mai essere che un atto di disperazione; e dispererei solo in un caso; cioè quando i principi italiani e specialmente il Piemonte si collegassero coll'Austria. Ciò occorrendo, diverrei forse repubblicano; e avrei meco quanti Piemontesi non meritano il nome di vili. Ma io spero che' Dio cesserà tale sciagura; e sta in mano della Camera presente il rimuoverne il pericolo.
Quante cose si potrebbero fare, mio caro Monti, in bene del Piemonte e d'Italia, se ci fosse costi un governo capace di governare! E il veder come invece si sta colle mani a cintola, si sciupa un tempo prezioso, e non si fa prova che d'inettitudine, ella è cosa che fa talvolta dolorare anche i più rassegnati.
La passione esasperata rendeva il Gioberti sempre più insofferente di indugi anche per la nota faccenda riguardante il rimborso dei sotto­scrittori per la pubblicazione delle sue opere, che diventava ai suoi occhi una questione fra personale e politica, per non dire più personale che politica. Pregava perciò il Monti a sollecitare il Baracco che ne aveva assunto l'incarico, e lo avvertiva d'aver già pronti 4000 franchi pel primo saldo . Se il Baracco indugiasse, egli manderebbe senza altro direttamente al suo fido corrispondente tutta la somma dei 12.000 franchi .