Rassegna storica del Risorgimento
MASSARI GIUSEPPE
anno
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1936
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pagina
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574
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574 Giuseppe Lesca
Sentiamo, nella lettera da Torino del 22 maggio 1858, le seguenti (le precedono sincere scuse per un silenzio giustificato dai numerosi impicei e dalle costanti e crescenti occupazioni):
Mi dorrebbe assai però, che Voi misuraste da esso la gratitudine, che vi professo per le vostre lettere interessantissime [sottolinea chi trascrive]; le quali spero vogliate continuare. Esse riescono utilissime sotto tutti ì rispetti, ed hanno contribuito assai a dare giusto concetto, a chi ne aveva d'uopo, delle vere condizioni della Toscana. Gradite dunque i miei ringraziamenti, ed accogliete la mia preghiera di non Btancarvi dal proseguire nella benevola confidenza.
[Si tralasciano cose in risposta a domande d'interesse particolare : su un libro del Gioberti, su certo incarico di lavoro allo Scialoja].
Qui le cose procedono bene: la legge Deforeste ora una gran burrasca, ma quell'abile e fortunato pilota che è il Conte Cavour l'ha superata felicemente e gloriosamente. Le sue parole in quella discussione memorabile hanno sortito l'effetto oltre tanti altri di allargare il dissidio, che è tra l'Austria e hi Francia. Questo è un fatto politico interessantissimo, e siate certo che porge materia a serie meditazioni a tutt'i Gabinetti d'Europa, non escluso l'inglese; il quale pur vorrebbe mostrare simpatia al Piemonte, ma vuol tentare l'impossibile, cercando di stare in pari tempo in buoni termini con l'Austria.1) In questa materia dunque il premio della politica piemontese è l'alleanza con la Francia. Anche hi discussione sul prestito procede bene, ed anche in questa occasione il Conte Cavour ha ribadito il chiodo. Insomma, senza essere molto ottimista, mi pare poter affermare che le cose nel loro complesso vanno bene. Addio, ottimo amico: vi rinnuovo la preghiera di scrivermi e di considerarmi
Tutto vostro Giuseppe Massari.
Non meno interessanti le voci della seconda, anch'essa da Torino, 16 novembre stesso anno.
Carissimo amico.
Vi sono molto grato per la lunga ed interessantissima lettera, che m'avete scritta, e spero che d'ora in poi mi procurerete più spesso di questi piaceri. Più il tempo passa, più l'aspettativa di grandi eventi diventa probabile, e più è necessario stringere i legami fra noi, e tenersi al corrente delle cose del nostro paese. La Toscana poi e in condizioni tali da poter rendere segnalati servizi all' Italia, ed è una ragione di più per ben conoscere ciò che succeda in quel carissimo paese [ben noto al Massari, per non breve dimora e particolari amicizie]. Qui ai fa quanto è possibile: la politica del governo, senza cessare neppure un momento di essere savia, tocca in pari tempo all'orlo della temerità. Il paese dal canto suo è disposto ad ogni sorta di sacrifizi. Gli altri Stati d'Italia, ciascuno nei limiti delle proprie forze e del possibile, non debbono ritrarsi dal porgere hi loro coopcrazione. Le alleanze del Piemonte sono solidamente stabilite: con la Francia sopratutto l'intrinsichezza è grande assai. Il gran fatto del momento è il mutamento nel governo prussiano: e nel senso liberale all'interno, ciò è indiscutibile; ma è antiaustriaco?
I) Vecchia e non mai smentita altalena, purtroppo ! da non dimenticare. La tengano presente gl'illusi sull'amicizia inglese, disinteressatamente preziosa (fatte, s'intende, le eccezioni di pochi insigni nella poesia e d'uno nella politica, che il Massari e contemporanei suoi non mancarono di lodare caldamente). H Diario ne fa parola più volte; come un passo della lettera seguente.