Rassegna storica del Risorgimento
MASSARI GIUSEPPE
anno
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1936
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pagina
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575
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Lettere di Giuseppe Massari 575
Questo punto, che a noi preme tanto, non è ancata chiaro; e eorehhe grave disgrazia se la Prussia, spinta a ciò dall'Inghilterra, piogusse verso l'Austria. Avremmo di nuovo sulla breccia t la Confederazione germanica 1 Avete letto lo sciocco e malvagio libro del Bastidc? Giova sperare che apra gli occhi a tutti gl'Italiani, e li persuada che dalla repubblica di Francia non s dee aspettare niente, assolutamente niente di bene. Quanto all'Inghilterra la sola grazia, che possiamo ottenere da lei, è una neutralità più o meno benevola.
Ita visita del Conte Cavour a Genova 2 un atto di commendevole politica conciliatrice e preveggente. Addio, mio ottimo amico. Scrivetemi e credetemi
Tutto vostro Giuseppe Massari.
Per utile confronto, potremmo qui citare certe note del Diario: per es. alcune dei giorni che precedono e seguono al 16 indicato; ma il tempo misurato vuole che passiamo senz'altro alle lettere III e IV, tutt'e due da Roma: una del 24 dicembre 1872, l'altra del 1 febbraio 1878.
A U. Peruzzi.
(Camera dei Deputati Gabinetto dei Segretari),
Malgrado ti rispondessi a voce, sento il dovere di risponderti pure per iscritto poche righe. Tu hai fatto opera utile, e non credere abbia ad essere un buco nell'acqua: le idee giuste fanno il loro cammino e superano la resistenza, che ad esse oppongono i pregiudizi e le preoccupazioni. Ti faccio plauso di cuore, ed a suo tempo possiamo giovarci dell'opera tua : dico a suo tempo poiché per ora non è presumibile che la Camera si occupi della legge municipale e provinciale: ed è bene, perchè nello stato attuale delle cose si farebbe peggio.
Colgo questa occasione per ringraziarti della tua bontà, per augurarti un nuovo anno felice e per riconfermarmi sempre
aff.mo amico
Giuseppe Massari. A U. Peruzzi.
Carissimo amico.
Ti ringrazio infinitamente della tua lettera. Io ho accettato dall'editore Treves l'incarico di scrivere la vita di V.[ittorio] E.[manuele] perchè, se rifiutavo, sa Iddio solo in quali mani quest'opera delicata sarebbe caduta.
Mi sono prefisso di non scrivere un panegirico, ma di dire con la più grande sobrietà di parole la verità, non mancando mai di riguardo né a vivi né a morti. Darò molto risalto alla parte aneddotica, perchè tante volte un motto caratteristico fa comprendere, meglio di molte pagine, l'indole di chi lo pronunciava, e hi situazione. E non dirò di noto tuttociò che la prudenza ed i riguardi non vogliono che sia detto. Io bramo risulti dal mio lavoro, che senza V. E. non si faceva l'Italia, e che l'ha fatta perchè Re, perchè principe di Casa Savoia, e perchè circondato da uomini degni della grande impresa. Son persuaso che troverai il mio concetto giusto, e che ritroverai che faccio opera di gratitudine, di ossequio olla verità, ed in frattempo opera dinastica.
Sapevo dell'alleanza progettata nel 1869: ed accennerò, sulla testimonianza di ministri del 1870, che fu grande il dolore di V. E. quando non potè aiutare Napoleone HI. I ragguagli che vorrai darmi a proposito dell'alleanza mi saranno preziosi. Ma mi rimetto al tuo tatto, e puoi essere pia che certo che alla mia volta userò con la più grande discrezione di ogni ragguaglio. U concetto di quell'alleanza era elevato e giusto. Mancò per colpa del governo francese e dicono molti dell'Imperatrice. II Re lo disse lealmente nel 1873 all'Imperatore Guglielmo, e tutti questi fatti succintamente accennati saranno a grande onore del nostro eccezionale Sovrano.