Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno
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1936
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pagina
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578
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578 Raffaele Ciampini
scrisse agli amici di Toscana vi è riportata. Non. solo vi mancano, corno il Croce stesso avverti, le lettere al Vieusseux, ma vi mancano anche quelle al Monta* nelli; e il carteggio col Tommaseo vi è cosi incompleto che non è possibile seguirvi per esteso il filo del lungo colloquio. È bene peraltro avvertire che, malgrado queste ed altre manchevolezze, la pubblicazione del Croce, benemerito degli studi sui Poerio, riusci ugualmente assai meritoria, né l'edizione completa del carteggio era nelle sue intenzioni, ed avrebbe certo richiesto assai più di un breve volume.
Chi scrive è venuto raccogliendo, per servirsene nella composizione di un vasto lavoro su Alessandro, che chi sa se vedrà mai la luce, quante più lettere di lui gli è stato possibile: ed è stato assai fortunato nelle sue ricerche. E cosi che ha potuto rintracciare tutte, crede, le lettere del Poerio al Montanelli (non quelle del Montanelli al Poerio delle quali soltanto poche hanno finora visto la luce), le lettere al Vieusseux, alcune, ancora inedite, al Niccolini, varie altre di minore importanza, e infine il carteggio completo, o quasi, col Tommaseo. Non gli è stato invece possibile, finora, prendere visione delle lettere al Salvagnoli. *)
Chiunque abbia studiato un po' da vicino la vita e la poesia di Alessandro, si renderà subito conto della importanza che presenta un carteggio siffatto, per quanto ancora non certamente completo. Alessandro ha vissuto a lungo in Toscana, e qua ha avuto tutti i suoi amici più cari, La Toscana si può dire gli abbia rivelato la vita dello spirito, lo abbia fatto nascere alla cultura, gli abbia aperto il cuore e l'intelligenza: la sua educazione è in gran parte toscana. Alla Toscana ha sempre pensato con nostalgico amore, in Toscana ha sempre sognato di poter tornare. Le lettere al Vieusseux, al Tommaseo, al Montanelli, al Puccini, al Contrucci, sono piene di questo rimpianto. Nella angusta vita napoletana fra il 1835 (data del suo ritorno di Francia) e il '48, si sentiva morire. L'aria di Napoli gli sembrava irrespirabile. Bisogna anche dire che sembra non abbia avuto molta dimestichezza con i grandi spiriti che a Napoli non mancavano: vedeva assai spesso, è vero, Carlo Troya, ma non poteva dirsi suo amico, non foss'altro per la differenza di età; e poi non potevano uscirgli di mente le riunioni presso il Vieusseux. Si aggiunga che il clima di Napoli lo faceva soffrire, rendendo più tormentosa la malattia che lo travagliava. Di qui, la sua continua nostalgica aspirazione alla Toscana. Nulla di più caratteristico di queste sue parole che chiudono la lettera inedita al Salvagnoli che ho già citata: Eserciti la stampa toscana il suo libero ministero di pietà, d'indignazione, di biasimo solenne, di consigli coraggiosi, in tanta e così sanguinosa sventura, di quest'ultima, ahi,
1) Una sola, Breve ma bella, ne ho trovata a Firenze. È noto che molte carte Salvagnoli sono state acquistate dal R. Istituto Storico per l'Età Moderna e Contemporanea, e si trovano ora in deposito presso il Museo del Risorgimento di Roma, ma riservate per la pubblicazione a cura dell'Istituto stesso.