Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <579>
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Alessandro Poerio e il Tommaseo 579
purtroppo, parte d'Italia (16 settembre 1847). Alla Toscana invidiava nel­l'esplosione di tante speranze, non soltanto le belle, fiere e libere intelligenze, non soltanto l'aperta e vitale cultura, ma anche la disciplinata libertà, la mani­festazione del nuovo pensiero italiano, la discussione di tanti problemi, la ricca fioritura di vita politica e spirituale. Quello era l'ambiente fatto per lui, e soltanto là avrebbe potuto riacquistare l'equilibrio e la sanità. È noto che, invece, parti­tone per l'esilio francese nella primavera del 1830, non potè più mettervi piede.
Ecco dunque perchè le lettere di Alessandro Poerio agli amici toscani presentano un cosi vivo interesse: soltanto in esse egli poteva sfogare appieno l'animo suo, pnr attraverso le necessarie riserve. E le lettere gli sgorgavano dall'anima piene di sentimento e di pensiero, in esse effondeva, egli abitualmente tacito e chiuso, tutto se stesso. È evidente che coglie con gioia ogni occasione di poter dibattere quelle questioni che sole sono fatte per lui. *' Le lettere gli danno 1 illusione di continuare a discutere con gli amici: manda ad essi le proprie poesie, e poi le varianti, e chiede loro consigli, e discute le varianti propostegli. Per questo doveva sembrargli soprattutto preziosa l'amicizia del Tommaseo.
Dovevano essersi conosciuti a Firenze, forse nel 1826, dopo il mese di set­tembre, quando Alessandro vi tornò dal suo viaggio d'istruzione in Germania, e il Tommaseo vi si trovava da poco chiamatovi dal Vieusseux a lavorare per Y Antologia. Naturalmente, non è che una ipotesi. Certo è che in quel Diario inedito del Tommaseo del quale faremo subito cenno, dai tanti frammenti illeggibili e minutissimi che compongono l'anno 1830, affiora di quando in quando, insieme a quelli del Capponi, del Colletta, del Pepe e del Vieusseux, il nome Poerio, senza che sia possibile dire se si tratti del figlio o del padre. Si rincontrarono a Parigi nel 1834, quando il Dalmata visi recò esule dall'Italia. Nell'esilio era naturale che l'amicizia diventasse più. intima. Amicizia vera e sincera da parte di Alessandro, e dedizione assoluta di tutto se stesso, e animi-razione sconfinata: ma più fredda e riservata da parte del Tommaseo, che si sentiva forse a lui superiore, e che al Poerio sembra non si sia abbandonato mai con uguale fervore. Di quanto qui affermo mi sembra sia testimonianza efficace il Diario del Tommaseo che con il titolo Memorie private si conserva, fram­mentario e quasi indecifrabile per il disordine nel quale si trova, fra le carte di lui presso la R. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.2) Sono note rapide e brevi, ma come eloquenti!, tracciate giorno per giorno, sugli uomini che il dalmata avvicinava, sulle sue letture, sulle sue passioni, le sue cadute,
1) Scrive per esempio, egli che fu sempre studioso di storia, una lunga lettera al Vieusseux, ancora inedita, sulle Lettere di Gino Capponi sulla Dominazione dei Longobardi in Italia, uscite
neUlArclùvio Storico.
2) (fon grande fatica bo potuto ricostruirne gli anni dal 1834 al 1840 e trascriverli. Spero poterlo pubblicare fra breve. Era già stato esaminato da Paolo Prunas che ne pubblicò alcuni estratti nell'acuto e ricco commento al carteggio Tommaseo-Capponi.