Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <584>
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584 Raffaele Ciampini
TOMMASEO A POEIUO
28 novembre 1836 - Parigi. Gaio Poerio,
ho la vostra del ventisei di settembre. Grazie di quel che faceste per il Goffredo.l) Egli è nella lista, e pianse di gioia al leggergli, che io feci, le vostre parole. Ma poiché nuovi indugi si potrebbero frapporre alla concessione del passaporto, fato di grazia aolleci tare costi.
Delle personificazioni usate da me credo anch'io che non valgano gran cosa. Le antitesi vennero non cercate, ma se son difettose, bisogna cercare che le non vengano.
A voi gli studi men gai non tolgano il cuore. Da ogni cosa traete succo di poesia, cioè di virtù.
Gli esemplari degli Scritti varii vi perverranno quando a Dio piacerà. E' non sono ancora a Firenze.
Del quando e del come stampare le cose vostre, direte. Debbo finire, e finisco abbracciandovi.
POEIUO A TOMMASEO
Catanzaro a di 12 del 1837 (sic). Carissimo Tommaseo,
rispondo a due vostre lettere, una delle quali contiene menzione di un vostro lavoro sulla Contessa Matilde 2), che dalle vostre parole desumo dover essere di genere drammatico; ma io non l'ho ricevuto, né a mio fratello Cui chiesi chiarimento intorno a ciò, giunse quel vostro scritto. La lettera gli fu spedita da Firenze, dove probabilmente sarà rimasto il vostra compo­nimento, o presso Vieusscux, o presso altri. Ad ogni modo son deluso, anzi defraudato, ed avrò caro che facciate in guisa che io l'abbia.
Delle vostre amichevoli avvertenze sulle cose mie, parecchie mi hanno persuaso, ed ho mutato, il meglio che ho potuto, particolarmente ne* senarii. Varie altre liriche ho composto: non tutte per {stamparle, ma ve le manderò. Ora vorrei por mano all'Enzio, ma non ancora ho abbracciato con la mente il soggetto con quella padronanza che vorrei. Allo Stefani probabil­mente scriverò in Lisbona, e se consente gli intitolerò que' versi che a lui non dispiac­ciono -.fcsi
Nel settembre io venni qua con mìo padre che aveva assunto la difesa di un accusato in una causa capitale. Infiniti incidenti son venuti complicando questo giudizio in modo che siamo quasi a mezzo gennaio, e non ancora Bono stati intesi tutti i testimoni a carico; spero che ai primi giorni di febbraio potremo tornare a Napoli. Finché il colera ha fatto strage in quella città, mio padre ed io siamo stati in continua angustia d'animo; da una parte avremmo voluto partir subito, e correre i medesimi pericoli, dall'altra le istanze della famiglia medesima e degli amici ci ritenevano, poiché si avea da confermata spcrienza che colora i quali da un'aria sona passa­vano in quella viziata dal morbo, infermavano, e per lo più perivano. Grazie a Dio nessuno de' miei è stato tocco dalla epidemia, né ho pianto la morte di amici intimi, ad eccezione di un solo. Ma la costui morte mi ha profondamente addolorato,... (uno strappo netta carta)... e senza alcun provento o reddito certo otto figlioli, i più fanciulli tuttavia.
J) V. nel Croce p. 157 la lettera del Tommaseo del 28 maggio '35. Anche quella di Alessandro del 26 settembre è pubblicata dal Croce (pag. 161), ma solo in parte. 2) È quella edita dal Croce, p. 176, in data 13 ottobre 1836.