Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
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1936
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Alessandro Poerio e il Tommaseo
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AI mio ritorno in Napoli vi scriverò più a lungo, e partitamente. Allora vi dirò anche de* miei componimenti da pubblicarsi. Peraltro può essere che io li stampi in Napoli. Mandate quando volete gli esemplari de' vostri opuscoli, e quel numero che a voi parrò: son certo che avranno pronto ed intero spaccio.
Mi duole assai che il clima di Parigi non si confacela alla vostra salute. Abbiatevi riguardo, ed evitate, se è possibile, in cotesto smisurata pozzanghera, l'umidità, che a noi altri italiani è per l'appunto costà la cosa più nociva.
Addio, carissimo Tommaseo, amatemi, informatemi delle cose vostre, e fate in modo che i vostri componimenti che volete mandarmi abbiano sicuro recapito. Ho intenzione di scrivere n Vieusseux, che se la Contessa Matilde è rimasta presso di Ini, me la spedisca. Abbiatemi sempre per V. aff.mo
Al. Poerio.
Napoli, a* 18 aprile 1837. . Strada Atri n. 25.
Ricevetti dodici esemplari degli opuscoli circa l'educazione, i quali avevo percorsi a salti; ora ne ho fatto riposata e continua lettura, e vi ho trovato dentro molte buone cose, e talune che paiono a prima vista o difficilissime o peccanti d'utopia, non parrebbero se si cominciasse una volta. Ma disgraziatamente voi vi affaticate a scrivere sulla educazione, e gli educandi,
educati, educatori vanno per l'antica via In quanto all'opera vostra de' Sinonimi la cui
ristampa come di utilissimo ed ingegnosissimo lavoro era universalmente desiderata, ho ricevuto il Manifesto e farò di raccogliere delle firme. Frattanto abbiate me fra i soscrittori. Rispetto agli articoli di cui avreste voluto fregiare (come voi dite) quel Dizionario, io non sono nella lingua di tanto valore da poter con fiducia scrivere, e con pregio dell'opera contribuire; il sig.r Rocco non è mio conoscente, a Baldacchini diedi una lettera per voi, e certamente sarete stato lieto di comunicare il vostro pensiero a questo mio concittadino, ed in verità da lui può trarsi molto in fatto di lingua. A voi parrà forse strano che mentre io schicchero versi, diffidi di poter considerare e comparare l'esatta significazione de* vocaboli, ma nel poetare io uso la lingua più per istinto e pratica, che per fondata scienza ffiS3wh
TOMMASEO A POEBIO
28 maggio 1837 - Parigi. Caro Poerio
Rispondo alle tre care vostre del gennaio, del marzo e dell'aprile, con dirvi: che Gino per soverchio, anzi per soverchieria di prudenza, si tenne in camera la Contessa Matilde, e quando l'avrà bene sgualcita ve la manderà; che le pedanterie mie non pretendo vi sieno norme; che godo facciate, e desidero pubblichiate; che lo Stefani avrà cara l'intitolazione de' versi vostri; che io vi ringrazio di quanto faceste por il Goffredo, e farete.
Vorrei sapere che cara causa sia quella che tanto vi fermò a Catanzaro. Godo che a nessuno de' vostriil colera sia nociuto ; anco di quel che faceste per il libro deU'JEMucorione, ringrazio. Ben diste: educati e educate si tirano via per la medesima strada. Ma a forza di parlare, un po' alla volta, si muove ogni montagna: e quando non si può altro, far questo poco è dovere.
i) li resto è edito in Croce, p. 182.