Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <587>
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Alessandro Poerio e il Tommaseo
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un cenno riconoscente di voi, e poesie, altre a voi note, oltre nuove. Ditemene il vostro sentire. E, senza pigiare, proponete a taluni de* librai di coati, di farne venire nna mezza dozzina di esemplari, o meno, quanti insomma credete ne possa nn libraio esitare nel Regno. Perchè da tutte le terre del papa quel povero libro che nulla contiene ribelle né d'empio, fa bandito in odio del­l'autore; ebe mi duole per l'editore veneto del quale non ho che a lodarmi. Non ho che a lodar* mene, sebbene alla stampa gli errori non manchino, e di quelli che posson parere spropositi del­l'autore pensati e squisiti. Ma senza pigiare, ripeto, e per via de' librai.
Lo Stefani stette in casa de* Pavoa (?) finché visse il ragazzo. Poi, uscito, si baloccò, com'è suo uso, a Lisbona, un anno circa; indi venne a Parigi, dove gli fu commessa l'educazione intel­lettuale della ragazza; la quale diott'anni fa sposata al figliolo di quell'impiccione del Palmella; e, per godere la rendita di più d'un milione annua della ormai unica crede, se l'erano tirata in casa. Ma i tutori (la madre contessa o marchesa stava a divertirsi a Lisbona) i tutori, credendo più sicura la libertà dell'erede fuor delle mani del suocero futuro, pensavano ritirarla. Allora la suocera (dama, dicono, rispettabile, ma rispettosa alle volontà del marito e al milione detto) scappò via con la vergine, sul cui capo riposa nn sì grave peso d'argento, e se n'andò in Porto­gallo. I tutori intavolano nn processo: ma In giustizia portoghese ha la spada piò corta del naso e fragile contro gli scudi d'oro. E dicono che questo minuzzolo di Elena, gialla come l'oro degli avoli suoi, stia nascosta dalla regina, fintantoché il duodecim'anno già prossimo, e il duchino imminente la piglino. Intanto lo Stefani contempla a bell'agio il palco della sua stanza, e tira la sna paga di precettore, ch'è qualche migliaio di franchi, compenso al frodatogli da que­gli altri marchesi.
Un mio conoscente mi mostrò alcuni versi notabili molto, che credo mediti: Enrico Dan dolo, Arnaldo, Dante, Petrarca, Filippo Strozzi, Carlo V e Siilo, Andrea Doria, H figlio di Napo­leone, Parigi, A un poeta tragico, Amore, E dice ch'altri ne aveva del medesimo autore, morto, (nominarlo non volle) ma dispersi in lettere da lui scrittegli, le quali lettere chiuse in pacchi sigillati e* non aveva più seco. Lo pregai di mandarmele quando che sia. Ma dallo stamparle lo sconsigliai; mi promise indulgerebbe qualche anno; che intanto le teneva in serbo e in sicuro.J) De* Livori miei vi dirò qualcosetta. Oltre ai volumi di Venezia, de' quali il secondo contiene roba estetica, il terzo critica, il quarto filologica, scrissi uno scritto che ha titolo Fede e Bellezza, il quale col Duca d'Atene e con qualche lirica e con qualche pagina d'un libro politico mio, è quel che più mi contenta del molto che abbracciai. Avrete veduti i due volumi delle relazioni venete da Donna Lucia. Sto mettendo in ordine il resto de' miei vecchi lavori, e non vedo l'ora d'escirne per dischiudermi in cose nuove.
Ma voi stampate i versi vostri, che il soggetto fa tutti possibili a stampare, e il pregio degni.
E amate il vostro
Niccolò Tommaseo;
16 luglio 1839. Caro Poerio, La lettera che dite non ho avuta mai. Forse in essa era risposta alla domanda ch'io vi facevo rispetto a* versi. Rinnovatemela, di grazia; e le lettere indirizzate al Vieusscux, che verranno tarde un pò , ma sicure
i) Sono i titoli di poesie del Poerio. A un poeta tragico devono essere le ottave Ad un amico {che è poi G. B. Niccolini) a p. 31 della ed. De Angelis, che cito a preferenza delle edizioni anteriori unicamente per comodità. La lirica Parigi non conosco e non so che dirne. Non è a stampa e non è fra le liriche manoscritte di Alessandro che si trovano fra le carte Tom* maaeo; di esse qualche cosa è inedito.