Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno
<
1936
>
pagina
<
590
>
590
Raffaela Ciani pini
degno a taluni de* vostri versi, quei più corretti e stampabili. Taccio il nome: ma desidererei mi permetteste dirlo. Rispondetemi a ciò subito, a dirittura a Venezia.
Se non credessi questa, che chieggo, cosa altamente a voi onorevole, non direi fate verni, e cosi franchi e limpidi come gli ultimi, e sempre più. La generazione misera u'a vra consolazione e decoro. Dacché ci lasciammo, oltre ai Sinonimi e al Duca <TAtene, e alla ristampa degli scritti sull'educazione, io diedi fuora le relazioni degli Ambasciatori Veneti del secolo XVI sulle cose di Francia, una scelta di narrazioni de* Padri latini, da prender luogo nell'ammaestramento della gioventù* che del Cristianesimo non sa la ricca bellezza; quattro volumi contenenti le memorie dell'ingegno mio, e versi, scritti sul Bello, e lavorucci di critica per ordine d'alfabeto, una novella proposta della riformazione del Dizionario Italiano, due volumi di saggi filosofici; un volumetto d'educazione; una narrazioncina del cuore ch'ha nome Fede e Bellezza; un libriccino di preghiere, un volume di canti del popolo di Toscana. E adesso n'uscirà uno de* Corsi, e poi de* Greci, e poi degli mirici; e queste Scintille. Per ammorzare i miei tedii, e, se si può, consolare gli altrui. Mcn forse ambiziosa speranza.
Amatemi, che vi amo di cuore
v. aff.mo Tommaseo.
POERIO A TOMMASEO
Napoli, 30 ottobre 1841.
Sii riferisco al mio precedente foglio,1) in quanto al mio fermo desiderio che nulla stampiate di mio né col nome né senza. Se mai le mie povere cose dovranno uscir fuori voi lo saprete a tempo debito. Per ora astenetevi, di grazia, dal pubblicare alcun mio componimento.
Mi riferisco alla mia lettera del 27 anche per quel che concerne la vostra narrazione fede e Bellezza, in cai molto ammirai, e spiacquemi forte che non tutto mi piacesse. Il perchè sarebbe lungo a dire. Questo so bene, che la nostra Donna Lucia mi volea cavar gli occhi quando ne parlammo insieme, ed io quasi tacciato di poco amore o dì poca riverenza verso di voi, ebbi a ridere alquanto dello zelo di questa ottima signora, la quale forse non sa di quale amicizia io vi sia congiunto. La carta è lacerata ). Oh quanto vorrei rivedervi, mio caro Tommaseo 1 Solo rivedendovi potrei comunicare con voi l'anima mia, che sento tarda la penna e gelido il foglio. Non veggo che per me sia probabile l'uscir di Napoli; ma tra i più vivi desideri miei e tra le più care speranze è il venir vostro in questa citta. .;.
Potrei mandarvi nuovi versi, ma non son tali che mi contentino. Sogli altri son tornato con la lima, ma solo ne'luoghi dov'era minor franchezza. La infermità di nervi avuta nella scorsa Btate non mi ha lasciato uè scrivere né studiare. Ora sto alquanto meglio, e nel verno ho intenzione di studiare il più che potrò ne' più schietti fra' Greci, Omero, Sofocle e Senofonte.
Voi scrivetemi spesso, io ve ne richieggo con imperioso egoismo; le lettere vostre mi sono di gran conforto. Addio. D vostro aff.mo
A. Poerio.
Pm gh Perché il giudizio su Fede e Bellezza non vi paia balordo, soggiungo che piansi più che non ammirai.
1) È la lettera del 27 ottobre *41, edita in Croce, p. 191.