Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <594>
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594
Raffaele Ciatnpini
POEIUO A TOMMASEO
Napoli a114 giugno 1813.
- . i Palazzo COSHOTO.
Carissimo amico,
Del mio silenzio non vi mcruviglierctc quando saprete che nuove vicende ha corso la salute inaio padre, e finalmente di tante scosse si è risentita anche la mia, e sono spesso travagliato da un singhiozzo nervino. Moto, aria campestre, ed ozio sarebbero i più efficaci rimedii, ma non mi dà il cuore di allontanarmi da mio padre, né posso trascurare tutte le faccende, ed ancorché mio fratello ne regga per la maggior parte il peso, a me tocca la mia porzione. E prima di scrivervi ho voluto leggere i due volumi da voi pubblicati. De* salmi vi dirò che il più delle volte, anzi quasi sempre, nii sembrate...J) bene 1' intendimento del testo, e tradurre con fedeltà lodevole perchè non superstiziosa, e con vigor franco di stile. Ma con la stessa sincerità mi è forza il dirvi che la scelta de* metri non mi finisce di piacete, moltissimi essendo minuti, spezzati, ed incapaci di contenére l'ampiezza e maestà dell'originale, considerando per origi­nale il latino, che io d'ebraico non so, né voi, che io sappia, avete tradotto dall'ebraico. Ancora mi sembra che qualche volta manchi l'armonia, colpa certamente di quei metri, più acconci, poiché voi solete avere finissimo orecchio. Il libro poi spettante all'educazione ho letto di cima a fondo col massimo piacere, poiché spira affetto in ogni pagina, ed in ciò che dite degli studi delle donne vi alzate, sembrami, uno alla eloquenza, tanto più abbondante e viva quanto meno cercata. In quelle osservazioni giornaliere e paragoni da bambino a bambino, da scuola a scuola, che a taluno potrebbero parere, o troppe, o troppo minute, è gran tesoro di verità, di esperienza, di giudizio, e, ripeto, di affetto che tutto ingentilisce e consacra. Sulla parte gram­maticale mi sou fermato meno, ma dove entrate nel midollo della sana filologia, come sulle note lapide e sicurissime su Orazio, mi son trattenuto assai, e raffrontatele col testo, nella massima parte di esse convengo. Sì, ben dite, nel più delle odi è sforzo poetico, non poesia di vena,poesia condensata e potente. Le satire e l'epistole sono altra cosa. E debbo a voi di averle rilette, che senza l'occasione delle vostre note chi sa quando me ne sarebbe venuto pensiero. Dunque vi ringrazio de* due godimenti intellettuali. Le favole greche sono belle di schiettissima sempli­cità, forse a me troppa. Pure, alla seconda lettura, mi son piaciute di più, segno, gran segno di pregio intrinseco. Insomma tutto il volume m*é ito a sangue. Soltanto le osservazioni su Machia­velli mi paiono alle volte peccar dello stesso difetto che rimproverate a lui, e danno nell'assoluto e nel magistrale. E poi sembrami che alcuni brani da voi citati non avrebbero dovuto stac­carsi dal contesto. Che di Machiavelli sia stato forse troppo calunniato il cuore, volentieri concedo, ma troppo ammirato l'ingegno. Dio buono! E si potrà mai abbastanza ammirare l'ingegno del Segretario fiorentino? Sono desideroso assai di leggere nel terzo volume lo squarcio su Vico. Li esso avrete potuto ispirarvi a dir cose degne di lui. E fra* pochi intelletti dai quali non si può non trarre vital nutrimento. Voi pure l'avrete converso in succo e sangue proprio, e prima che mi venga sottocchio, sento e so che il vostro lavoro è hellissùno.................
Addio, ecc.,
AL Poerio.
P. S. Una parola di me poveretto. Delle liriche ho fatto una scelta, trenta componi­menti o poco più. Non giungono a 1500 versi, e sono anche troppi. Della narrazione intendo quel che mi dite, e se mi bastassero le forze vorrei tentare, ma del dialogo non intendo Lene. Spiegatevi più chiaro. Liricamente come introdurre il dialogo? Vorrei saperlo con particolarità* In quanto a soggetti da narrare mi s'affaccia alla mente o i'Enzio, o la Ginevra degli Almieri: il metro l'ottava. Che ve ne pare?
1) Dna parola indecifrabile.