Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno
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1936
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pagina
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Alessandro Poerio e il Tommaseo
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TOMMASEO A POEBIO
3 loglio 1843 - Venezia. Caro Poerio,
grazie dell'amorevole vostra. Desidero chela salate di vostro padre ristabilita a voi pure dia tregua. Ma veggo per prova che l'aspettazione del male è contro il male un de' meno inefficaci rimedi, se non paurosa e non pigra. Iddio vi rimeriterà certamente la vostra filiale pietà.
E grazie che in tali angustie dell'animo abbiate trovato il tempo di leggere l'umili cose mie. Tanto più mi consolano le vostre lodi che miste di censura, la quale le rende a me più credibili, se questo pure non è artifizio ingegnoso del vostro affetto. De' Salmi ben dite, che certi metri meschini. Il libro sull'Educazione, tutto che informe, tengo de' meno infruttuosi tra* miei. Ma perchè men retorico ai più piace meno dell'altro stampato a Lugano. Del Machiavelli conveniva parlare più di proposito: quel meschino saggio avevo fatto ad uso di una giovanotta (pensate); ma non avendo tempo a rifare non mi diede il cuore di bruciarlo, e volevo mostrare, cosi in nube, modo di considerare Ini e i suoi pari, che mi par nuovo. E ho detto male troppo ammirato l'ingegno, avevo a dire Vesperìenxa o la scienza. Il lavoro sul Vico non vi dispiacerà, spero, affatto; ma quel che più vi dispiace, accennatemi, prego.
Godo grandemente che voi, caro Poerio, pensiate a mettere in ordine i versi vostri, che onoreranno 1* Italia. Così sento io: se m'inganno, sarà colpa del gusto; lusinga non è. Del dialogo, intendevo drammatico, no del lirico, se ben mi rammento. E non lo chiamai dramma, perchè dramma suona atri, come predica suona esordio e divisione di punti. Ma perchè non un dramma di solo un atto, di dieci scene o di meno? Insomma, dialogo passionato, come l'Emide è monologo. Se non che, codesto dialogo può essere meno ... *) dell'Emide. Quanto ai soggetti, scegliete quelli da* quali senza aforzo esca un insegnamento di nobile affetto e operoso. Dico operoso perchè degli inerti e de' ciondoloni n'abbiamo assai.
Salutatemi D.a. Lucia; la quale prese per collera un mio lamento alquanto stizzoso, ma d'altra stizza che la immaginata da lei. Gli è cinqu'anni che la badava a dirmi delle tenerezze ed ammirazioni oh' ha per me, vostro servo, Partenope, tenere ed ammirande (sic); delle quali cose io credevo quel tanto ch'uomo non inesperto delle cose e delle parole dee credere, cioè pochissimo.
Siamo al punto di doverla pregate d'un qualche soscrittore, non mendicato né seccato; ma di que* pochi che comprano anco da' librai libri nuovi, anco più meschini de' miei. La m'avesse risposto: non trovo nessuno, avrei gradito e il desiderio e la schiettezza dell'animo. Ma niente, neppure parola. L'egregia donna temeva di darmi un dolore grande; e non si accorgeva che il suo silenzio degli sgarbi era il peggio, perchè mi lasciava, e certo dell'altrui freddezza e dubbio del buon voler suo. Non potei dunque non le rammentare le tante cose da lei scrittemi delle tenerezze ed ammirazioni napoletane verso me, che non avevo né chiesto, né sperato, né per grazia del cielo creduto tanto. Ma di quel cenno datole, adesso mi duole. E voi non le ne fate -più motto. Ora so che voi dal canto vostro mi avete procacciato de' soscrittori non pochi. E non vorrei che Io scritto da me a Donna Lucia v'avesse condotto a fare atto di non facile pazienza. Ve ne ringrazio di cuore. Ricatterò, credo, le spese della stampa,*m'è assai.
Queste cose finite, vo* darmi a lavori più a bell'agio meditati, se le forze reggano. Io giornali non leggo; ma questo nostro censore, che mi vuol bene, m'obbligò ad ascoltare Ietto da lui un giudizio deirOmniouf, quasi universale giudizio delle cose mie; dove pesta col piede le Scintille né a torto* ma non sa che altra cosa erano in sul primo, e che la censura tarpando facce intere mi costrinse a rattoppare con cose vecchie cucite alla meglio; giacché quel volume era dall'editore promesso.
l) Una parola indecifrabile.