Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <598>
immagine non disponibile

598 Raffaele Ciani pini
Ditemi degli studi-'vostri. So ebo siete tuffato nell'armeno, ed oltreché ne avevo contezza d'altronde, mi fu ciò confermato dal Professor Codcmo che incontrai in casa della Guacci... Il Codcmo mi disse ch'era molto amico vostro. Mi parlò anche del Rescnghi stato intrinseco mio nella prima giovinezza in Trieste. Da voi e da altri so ch'egli scrive notabilmente in verso, ma nulla di suo fin qoi mi 6 venuto fatto di leggere. Se lo vedete, ricordatemi a lui.
Addio, carissimo, ecc.
A. Pooriò.
TOMMASEO A POEBIO
15 luglio 1844-Venezia. 1) Caro Poerio,
Se scrivo breve imputatelo alle lettere molte a cui debbo rispondere, e alle cure dell'animo. Mi duole che a voi la salute non regga. Crescete grado grado nel moto quotidiano: aiate regolato, ma non troppo astinente, nel vitto; non vi lasciate mai levar sangue. Vedrò con piacere i vostri versi, che mi parranno, spero, migliori di quél che a voi.
Chi vi disse ch'io studio l'armeno, ha sbagliato. Mi pregarono di ritoccare la dicitura di
due traduzioni, e lo feci, con noia grande; e le prefazioni apposi di mio. Tutto che ignaro della
lingua, faceva meraviglia agli armeni, come io, nel correggere, mi accostassi agli originali più
d'essi, perchè a ciò m'aiutava il sentire in me la maniera orientale, e il lungo abito e studio
di rendere con semplicità e brevità i miei concetti.
Addio, caro Poerio, credete all'affetto del m
v.o lommaseo.
POEBIO A TOMMASEO
Napoli -13 agosto 1844, Carissimo Tommaseo,
Ebbi ier l'altro la vostra del 27 scorso luglio inclusa in una di Vieusseux che vi consegnerà ia presente. Mi rallegro con voi e co' comuni amici nostri dell'arrivo in Firenze, benché la dimora sia per essere troppo più breve che al vostro e loro desiderio non converrebbe. A me veramente non avanzano altri piaceri che quelli degli amici, tanto è sconsolata la vita mia. Non ho riavuto ancora mio fratello; mia madre sconta con l'infermità del corpo la forza che il virile suo animo ha opposto alla sventura; io stesso da una nera e strana malattia di nervi, sono, corre ormai il dechnottavo mese, di continuo straziato. Mi aggiungono tristezza questi giorni a me d'infau­stissima ricordanza; diman l'altro compie l'anno dacché ho perduto mio padre.
Povero Gino 1 Sono certo che la presenza vostra gli sarà stata di gran conforto, massima­mente dopo cosi profondi dolori. Ditemi se va punto meglio degli occhi. Ho avuto le dne belle lettere al Capei circa i Longobardi; coscienzioso lavoro, che porta l'impronta di quel senno che è in lui come armonia di tutte le facoltà della mente. S'accosta al Troya assai più che a prima vista non pare ne' risultamenti finali. Ricordatemi all'autore ed olla figliuola unica ormai, la cui salute avrò caro saper che migliori, ed al marito di lei. Salutate anco il Giusti, se lo vedete. Godo assai che le poesie di questo vigoroso ed originale scrittore sieno per essere stampate. -..
j i,Kv..... In quanto alle mie povere cose, caro Tommaseo, se, come voi mi dite, piacciono
agli intendenti, questo è assai più che non meritano. Quel po' di buono che per avventura v'è
I) Questa lettera nella copio ho la data del 15 loglio 1843; ma poiché vi si porla degli stadi di armeno, deve essere in risposto a quella del Poerio del 12 giugno 1844.