Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <599>
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Alessandro Poerio e il Tommaseo
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dentro è meno mio ohe vostro. Ricordo con riconoscenza indelebile quanto mi foste largo di con­sigli giudiziosi, opportuni, mossi dall'intelletto, ma dati col cuore, quando era tra noi in Parigi così stretta e dolce consuetudine, e voi dovete ricordarvi come io di que* consigli mi valessi, e parecchie cose mutassi, anzi più d'un componimento rifacessi quasi da capo. Or non so inten­dere come voi, memore di ciò, e cornicio dell'animo mio per intima ed assidua comunicazione di pensieri, abbiate potuto prestar fede a quel che vi è stato riferito di me da tale cui forse 1 amicizia nostra dispiace. So che non gli è venuto fatto d'intorbidarla, so che voi mi assolvete da ogni malizia; ma in cuor vostro, se credete a ciò che vi è stato detto, come assolvermi da leggerezza e vanità puerile? Ora sappiate che manca nientemeno che il fatto. Questa è solenne bugia di chi vi ha parlato, ed eco dell'altrui menzogna. AI Niccolini finché dimorai in Firenze io soleva mostrare le mie poesie, ma tutte quelle, come giovanili ed indegne d'esser vedute, condannai in età più, matura. Certamente se avessi continuato a vivergli vicino, avrei conti­nuato a giovarmi de* suoi consigli, come mi giovai de' vostri a Parigi. Ma a Bista che io somma­mente onoro ed amo, mai non feci pervenire i miei nuovi componimenti, e molto meno gli comu­nicai le correzioni da voi suggerite. I soli versi che gli mandai tornato che fui a Napoli, furono le ottave a lui dirette, e lo pregai di farvi sopra qualche osservazione, ed egli hi fece, ed io ne profittai, e per l'appunto, piacciavi ricordarlo, in quelle ottave voi nulla avevate trovato da mutare. Le altre mie poesie il Niccolini non ha conosciute che in istampa. Or fate voi ragione come io abbia mai potuto scrivere ad un amico in Parigi che le vostre correzioni, le quali io
non aveva mai comunicate a quel valentuomo, fossero state da lui riprovate? ijtva
Ora le mie visite (o Donna Lucia) sono più rare perchè salgo ogni giorno a S. Elmo. Amatemi e scrivetemi,
v. aff.mo Al. Poerio.
TOMMASEO A POEBIO
Venezia-4 settembre 1844. Caro Poerio,
mi duole che i vostri dolori non abbiano tregua. Quanto alla malattia vostra badatevi}-bevete annacquato di molto; non caffè né liquori spiritosi, passeggiate a lungo.
Gino degli occhi non istà punto meglio; né meglio spera. E giova almeno che al male vero non aggiunga i tormenti della speranza traditrice. Egli v'ama.
Spero che vostro fratello sia libero ormai. Salutatelo a nome mio.
Quanto a* versi vostri, io vi credo di quel che dite, né già ero punto corrucciato con voi.
Oppresso da pensieri più gravi, a' pettegolezzi letterari non posso dar peso; né mai veramente
n'ho dato di molto.
Conservatemi il vostro affetto e non dubitate del mio.
V. Tommaseo.
POERIO A TOMMASEO
Napoli, a di 23 settembre 1844. Carissimo Tommaseo,
Mi è prepotente necessità del cuore il comunicar con voi la min gioia per la liberazione di mio fratello avvenuta finalmente iermattina ed ordinata direttamente dal Be assente. La liberazione è assoluta e comune a tutti i dieci detenuti in Castel S. Elmo. L'ordine venne per istaffetta il di 21. Cosi la pienissima innocenza di costoro è stata solennemente ricono­sciuta, non essendoci neppure possibilità di formar processo. Lascio a voi non già considerare, ma sentire quanto la mia buona madre ed io siamo lieti di questo atto di giustizia di Sua Maestà.