Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <600>
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Raffaele Cium/uni
Ora debbo pensare alla saluto di lei travagliata molto da cosi lunghi a profondi dolori mo­rali, ed anche alla mia. Anderò con la intera mia famiglia in villa a poca distanza da Napoli* e propriamente all'Arcadia, villaggio dove nacque Salvator Rosa. .. .-y .fi;,..,,....,.,,.
Sta bene, caro Tommaseo, che l'altrui malignità o leggerezza non possa in nessun modo entrare fra voi e me. Dell'affetto vostro nò ho mai dubitato, né dubiterò; mi parrebbe ingiu­ria, anzi ingratitudine.
Del nostro Gino, che io venero ed amo, mi duole assai che gli occhi sieno ormai perduti. So ch'egli questa sventura sopporta con altezza d'animo. Vorrei che, per quanto il suo stato lo consente, ripigliasse il suo bellissimo lavoro storico intorno al regno di Pietro Leopoldo di Toscana. Di voi e di lui mi duole che riuniti dopo tanti anni, abbiate dovuto di nuovo separarvi cosi presto.
Vi mando un saggio di altri versi scritti da me dopo la pubblicazione dei primi. So che da lontano le avvertenze non giovano come da vicino, mancando quella rapida comunicazione di pensieri e di sentimenti, per cui si vede non solo quel che sta male, ma come sia da supplire. Ad ogni modo ditemi schiettamente il parer vostro, affinchè possa giovarmene; ditemi sopratutto se nel mio scrivere sia progresso o regresso. Nel secondo caso sarà bene che io smetta.
Ditemi a che attualmente intendete. Dal Professor Codemo seppi ch'eravate a gola negli studi della lingua e letteratura armena. Bella ed invidiabile pieghevolezza d'ingegno è la vostra, caro Tommaseo; io stento a ritenere quel po' di sanscritto che imparai, non che possa imparare altre lingue orientali. Parlatemi di voi e delle cose vostre un po' meno laconicamente, scri­vetemi, e amate, o, per dir meglio, riamate, il v. aff.mo
A. Poerio.
P. S. Mio fratello m'incarica di dirvi molte affettuosissime cose. Egli vi ricambia di quell'amore che voi mi portate.
- Nàpoli, a' 24 dicembre 1844. Carissimo amico.
Ebbi la vostra lettera in risposta a quella in cui vi acclusi alcuni versi, e vi ringrazio di cuore delle osservazioni fatte. Veggo bene anch'io, rileggendoli, che il metro nel quale il com­ponimento mi è venuto scritto, porta seco languori e verbosità. Ma questo è ormai difetto non rimediabile. Delle avvertenze circa lo stile ho fatto tesoro, ed accettandole tutte, eccetto la prima, ho mutato que' luoghi. Cosi potessi esservi vicino, e giovarmi sempre che scrivo de' consigli vostri, che nascono di retto giudizio, di gusto une, e di cuore benevolo. Grazie di nuovo, carissimo Tommaseo.
Ditemi di voi, delle occupazioni, e della salute. La mia, da mezzo ottobre a tutto novembre migliorò assai. Ora son ricaduto, e spesso mi assale il singhiozzo, la morbosa irritabilità de nervi mi dà patimento ed uggia, e mi toglie financo il conforto di potere studiare, che il leg­gere mi affatica. Ed all'andare in villa parte si oppone la stagione invernale e più del solito piovosa, parte l'assoluta solitudine in cui sarci, e che mi accrescerebbe l'ipocondria. Mia madre, grazie al Cielo, va alquanto meglio, ma lentissimamente. Mio fratello sta bene.........
Ho notizia da Pisa che saranno stampati in una raccolta di poesie da vendersi a prò degli asili infantili alcuni versi vostri bellissimi, e simili (cosi mi si scrive) a fior rugiadoso. Nella medesima Raccolta io (a ciò indotto da una persona cui non ho saputo disdire) vi farò compa­gnia, o per dir meglio contrapposto, con certo ottave che poco valgono, anzi non hanno altro merito che quello di esser poche, sei in tutto. Vorrei il vostro consiglio intorno alla prima che ho scritta, e poi mutata, e poi rimutata. Trascrivo i tre modi perchè mi diciate quale men
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