Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
anno <1936>   pagina <603>
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Alessandro Poerio e il Tommaseo 603
o mi abbia si è che min madre si fe ristabilita bene, ed ora potrei, senza Umori per la sua salute, allontanarmi da Napoli. E solo fuori di Napoli potrebbe ancora forse la mia travagliata salute riaversi.
Dopo il vostro bellissimo scritto intorno a' Bussidi dotali, scritto con Benso ingentilito da vero affetto, null'altro ho veduto di voi; ma son certo che seguendo la natura vostra operosis­sima, vi state occupando di qualche altro lavoro. Ditemi della salute, degli studi, di tutto, che ben sapete qual viva parte io prenda a quanto vi riguarda.
Ho dovuto interromperei bagni di mare che pur mi giovavano assai, per febbre sopravve­nutami. Ed or che vi scrivo son febbricitante...
...Addio, carissimo Tommaseo, vogliatemi bene e non mi siate cosi avaro de* vostri caratteri. Quantunque io sia certo dell'animo vostro verso di me, piacemi il segno esterno. Addio. Mille cose affettuosissime a Gino. Il vostro
Alessandro Poerio.
TOMMASEO A POERIO
29 luglio '46, Firenze. Caro Poerio,
To sono a Firenze, e sento delia salute vostra novelle non buone. Ditemene voi stesso* Potete ben credere che vi vedrei volentieri, ma il viaggio forse, e la mancanza delle cure e dei presenti affètti domestici potrebbe nuocervi o addolorare l'animo vostro. Io rimango qui tutto agosto.
Avete voi fatti altri versi? D.a Lucia come sta? Come vann' eglin d'accordo gli studiosi nel Regno? Che dicono del Papa novello, non gli studiosi, ma i popoli? Addio, mio caro Poerio. Vogliate bene a chi vi desidera ogni consolazione vera, al vostro affano
Tommaseo.
(Senza data). 0 Caro Poerio,
era già sigillata rinchiusa quando mi giunge la cara vostra: e mi è consolazione il vedere che ci siamo incontrati ad un tempo nel medesimo sentimento. Ve la mando per prova di ciò, non già che contenga cosa alla quale l'affettuosa vostra lettera non risponda.
Si parla di voi con Gino e col Giusti, che vi stimano e vi vogliono bene. Infoio a ottobre non rimarrò, credo, in Firenze, e mi duole che non posso dopo undici anni e più, vedervi. Abbiatevi cura per amore de' vostri; fra' quali desidero numeriate anche me. Io, grazie al Gelo, sto bene della salute, e dell'animo al solito. Vo al solito lavoricchiando, ma senza contentare me stesso, e senza trovar tempo difare quel che più vorrei, dacché il tempo mi è divorato da cure
minori. Addio di nuovo
v. Tommaseo.
Firenze, 15 agosto '46. Caro Poerio, Mi consola almeno sentire che quel singhiozzo affannoso sia restato alquanto. Desidero sempre meglio; e quando la salute rivenga, vi conforto a scrivere versi, non per aver lode dal mondo, ma per Bfogo dell'anima, alla quale il verso è il più naturale linguaggio. La diffidenza
1) Onesta lettera senza data, accompagnava probabilmente la precedente, che è del 29 luglio.