Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; POERIO ALESSANDRO
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1936
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Alessandro Poerio e il Tommaseo
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Roma, a' 4 maggio 1847. Carissimo Tommaseo,
fci por lungo il vostro silenzio; dura da pia di sei mesi, ed all'ultima mia non ho mai ricevuto risposta. A me non venne fatto di recarmi, come avrei voluto, a Firenze durante il vostro soggiorno colà; e certo mi sarebbe stata grandissima consolazione il riabbracciarvi. Uscii finalmente di Napoli a1 13 febbraio, e giunto in Roma sperimentai notabile miglioramento nella salute. La vastità, la varietà, lo splendore di questa unica Roma mi hanno giovato assai. Voleva fare anco una scorsa in Toscana, ma occupato qui a vedere ed ammirare, mi sono ormai scorsi come lampo pressoché tre mesi, e mi è forza pensare a tornarmene verso la metà di maggio.
Non posso sperare d'andare in Toscana prima del marzo od aprile del 1848, se Dio mi concederà vita e salute. Sarebbe possibile vederci colà? Ditemene qualche cosa.
Parlatemi anche de1 vostri studi. À che attendete ora? Quali lavori avete fra mano ? So che l'inerzia vi è insopportabile e son certo il vostro ingegno non dorme...
Addio, vogliatemi bene, ecc. ... il v.
Alessandro Poerio.
TOMMASEO A POEBIO
22 maggio 1847 - Venezia. *) Caro Poerio,
mi pareva di avere puntualmente risposto a tutte le vostre. E, senza scrivervi, pensavo a voi. Chiesi a Firenze un esemplare de' versi vostri; che di quelli a' quali era possibile qui fare accenno, desideravo dar conoscenza a questa parte d'Italia, e rendervi, nella tenuità mia, quel merito di riconoscenza che sento esservi per essi dovuta. Ma non trovarono modo di farmi sicura mente pervenire il libretto.
Pregai ne staccassero quelle pagine che potevano viaggiare sin qua; i noti amici non trovarono tempo da fare tale scelta, o forse intesero risparmiare a me qualche impiccio. Ma non c'era in verità da temere. Non direi il nome vostro; de* versi parlerei solamente. Aspetto di fare io stesso la gita in Toscana, e soddisfare al desiderio del mio cuore. Non credo che molti sieno i versi migliori de' vostri, e mi duole veder gl'italiani sconoscenti dell'ingegno parcamente potente e dell'arte modesta.
Godo del vostro star meglio. Il soggiorno di Roma v'avrà per più versi giovato. L'Italia è in miglior via; ma coloro che e antan vittoria la tradiscono. Io sto bene e vo lavorucchiando, al mio solito, lavorucci piccini. Salutatemi caramente D.a Lucia; ditele ch'io penso a Lei con affetto di stima. Addio di cuore.
V. Tommaseo.
POERIO A TOMMASEO
Napoli, a' 26 giugno 1847. È Carissimo Tommaseo,
Vieusseux scrivendomi il 31 maggio mi accluse la vostra del 22, giorno in cui per l'appunto io era tornato da Roma. Quell'aria, quella magnificenza, ampiezza e maestà, e l'aura di tempi migliori all'Italia che ora muove di colà, mi recarono così mirabile giovamento alla Balate che
1) D Croce (p. 228) ne pubblica soltanto poche righe.
2) n Croce, p. 232, ne pubblica soltanto una parte; da: Per quel che riguarda la vostra intensione.. M fino a:.. .leggerete altri versi miei.
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