Rassegna storica del Risorgimento

SALAZAR DEMETRIO
anno <1936>   pagina <607>
immagine non disponibile

DEMETRIO SALAZAR
ni5 maggio 1848 anche a Napoli la rivoluzione assumeva i suoi più irruenti aspetti sulle barricate, sulle quali si avvicendava, a ondate, il popolo combat­tente: nomini e fanciulli, nobili e plebei, lavoratori e intellettuali, rra questi ultimi si distingueva una romantica figura d'artista: quella di Demetrio Saiazar. Il Salazar era giunto dappoco dalla nativa Reggio per concorrere all'Accademia di Belle Arti, dove aveva saputo farsi notare per il suo ingegno brillante anche fra compagni come Domenico Morelli, Filippo Palizzi, l'Alt amura e il Cortese. Ma il suo sogno d'artista nel tumulto delle nuove idee era stato ben presto superato dal sogno di una patria libera. Ora, con la bella testa aureolata di riccioli, l'occhio vivace e affascinante, si esponeva al pericolo con giovanile baldanza, tutti superando nella spiritualità e nell'impeto, fino a che una lunga ferita gli solcò la fronte ampia e pensosa: era il battesimo del fuoco. Da allora quell'esistenza doveva essere consacrata alla Patria.
La Patria e l'Arte sono i due termini entro i quali si svolse la vita di Dome-trio Salazar. Ma, a ben considerare le travagliate vicende della sua esistenza, si deduce che ai suoi studi prediletti egli si dedicò specialmente dopo aver coo­perato, nell'ambito di tutte le sue possibilità* ai moti del Risorgimento. Anzi, dopo il raggiungimento dell'unità. Non è possibile distinguere in lui la figura del patriota da auella dell'artista, essendo due aspetti della stessa personalità che si completano a vicenda. Se l'amore di Patria che animò ogni suo pensiero rende ancor più interessanti le sue numerose pubblicazioni di storia dell'arte, la sua spiritualità d'artista aggiunge un fascino particolare alla figura del patriota.
Nacque il Salazar il 22 ottobre* 1822 a Reggio di Calabria, dayuna nobile famiglia di origine castigliana (donde il nome di Salazar italianizzato in Salazaro) ; ma dal popolo calabrese, che tante tempre d'eroi diede alla Patria, si può dire che ritrasse, con la vivacità delTingeno, l'impetuosità del carattere e la capacità di dedizione incondizionata alla causa italiana. Morì a Napoli nel 1882. La sua non lunga esistenza fu negli anni migliori attanagliata dall'esilio. Se si dovesse scrivere la storia dell'esilio nel Risorgimento, una bella pagina dovrebbe essere dedicata al Salazar. Ricercato dalla polizia dopo la giornata del 15 maggio, si rifugiò in Calabria, partecipando attivamente agli avvenimenti del giugno e incorporandosi in quel migliaio di guardie nazionali che, per ordine del Comi­tato di Reggio, presieduto da Casimiro De Lieto, si accampò sui Piani della Corona, pronto a fronteggiare le forze borboniche. Ma, scioltosi il campo ai primi di luglio, tornò a Napoli, dove rimase nascosto per qualche giorno, finché potè imbarcarsi su di una nave francese.