Rassegna storica del Risorgimento

SALAZAR DEMETRIO
anno <1936>   pagina <612>
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Antonio Monti
sfrenato di Napoli, dall'altro il leone di S. Marco, u Pieno di perìcoli fa quel patto narra lo stesso Salazar , Era la prima volta che Napoli vedeva il segno d'Italia sventolare trionfante fra le sue strade. Ma l'audacia disarma l'ardire. Io tenni alto quel labaro glorioso, e mi pare, agitandolo, di parificare l'aere già contaminato da si lunga e abominevole servitù . Quest'atto ardimen­toso ci ricorda quello di un altro patriota, Luigi Torelli, che nelle epiche giornate del 1848, quando la città non era ancora del tutto sgombra del nemico, issò la bandiera tricolore sulle più aite guglie del Duomo. Nell'uno e nell'altro caso quel vessillo era un augurio e un simbolo di vittoria. Giungemmo alla stazione della strada di ferro: arrivò Garibaldi. Quello fu un momento che avria compensato nonché i nostri lunghi anni d'esilio e di persecuzioni, ma le ruote, gli ergastoli, e le stesse mannaje. Com'egli fu disceso, io riverente come chi portando cosa sacra, a sacra cosa, s'accosta, mi avvicinai, avanzando la bandiera: egli s'arrestò, e stesa la mano accostò al suo labbro lo stemma di Venezia, e tutto commosso la baciò e disse: Presto saranno liberati i nostri fratelli. Tutt'intorno la folla commossa piangeva. L'episodio è narrato dallo stesso Salazar che cosi conclude : a Mi accennò lo seguissi : giungemmo alla Foresteria, là nel Largo Palazzo che forma il gran lato della maestosa piazza della Reggia. Nel mostrarsi al balcone all'immensa folla che l'invocava, Garibaldi volle che avessi tenuta quella bandiera a lui accanto, ed arringando cosi il popolo, disse parole che nessuno saprà ripetere giammai. Io non sostenni la piena di tanta commozione: Petruccelli della Gattina che mi stava da presso mi sostenne col suo braccio: allora mi vinse un dirottissimo pianto . *)
La sua attività, che non conosceva tregua, trovò largo campo d'azione durante la prodittatura di Giorgio Pallavicino. Ma, prima che il Pallavicino fosse nominato prodittatore, fece pubblicare dall'Opinione Nazionale la nota lettera di lui a G. Mazzini, in cui lo invitava a partire da Napoli. Anche non volendo, voi ci dividete aveva scritto il Pallavicino e il Salazar commentava: Non è stata una la volta che Mazzini per troppo idealmente volere, ha troppo effet­tivamente rovinato ogni cosa ! . Scolpiva cosi con una semplice frase l'abisso che divideva l'apostolato Mazziniano dal campo dell'azione. Ma per meglio conoscere la parte che egli ebbe durante la crisi prodittoriale e nel Plebiscito bisogna sfogliare i suoi Cenni sulla rivoluzione del 1860.
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Uscirono nel 1866, nei giorni immediatamente precedenti alla guerra, i Cenni sulla rivoluzione del 1860. E una cronistoria degli avvenimenti diligente, ma senza pretese e limitata al raggio d'azione in cui si mosse lo stesso autore,
*) Cernii cit., p. 53-55.