Rassegna storica del Risorgimento
SALAZAR DEMETRIO
anno
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1936
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Demetrio Salazar
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il quale dichiara: E se non potrò per bontà di stile meritare l'attenzione altrui, spero ottenerla per l'istessa ingenuità della mia narrazione . Lo scopo che egli si proponeva era specialmente quello di pubblicare documenti poco noti, di cui la fortuna, in molte cose a me avversa, assai propizia in questa, mi ha fatto depositario . di documenti e di testimonianze preziose è ricchissimo il volumetto. Non si può dire, invece, che vi si trovi l'obbiettività dello storico. Ma come, del resto, si può pretendere l'obbiettività in chi racconta avvenimenti appassionatamente vissuti e ancora tanto vicini ? La narrazione assume un tono apologetico specialmente nei riguardi del Pallavicino, di cui riporta lettere notevolissime, a lui dirette, come quella del 9 giugno 1865, in cui, sotto l'impressione del deplorevole fatto di Aspromonte, il Pallavicino, esprimeva le sue idee sulla questione romana e la sua fede nell' invincibile forza di Garibaldi : Garibaldi! Ecco la mia bandiera. Vi si rannodi, la circondi e la difenda chiunque vuole che l'Italia sia e l'Italia sarà. Viva l'Italia! Che vi pare di questo programma ? . Il Salazar non poteva che approvarlo perchè, più che verso Mazzini, egli si orientò verso l'Eroe dei Due Mondi, cioè più verso l'Eroe dell'azione che verso l'Apostolo del pensiero. Gran merito del Salazar, che sempre avversò i partiti, fu però quello di avere sempre saputo contenersi al di sopra di essi. Egli ebbe, come non tutti i patrioti, oltre a questo, il merito grande di avere spesso visto, con occhio di precursore, i problemi vitali del nostro Risorgimento. Infatti, mentre molti patrioti, pur essendo uniti nella nobiltà delle aspirazioni, erano divisi e combattuti nella ricerca dei mezzi, egli vide che gli Italiani avrebbero realizzato il sogno di una Patria soltanto col trionfo del principio unitario e mai da esso si distaccò. Nel 1865 le lettere indirizzategli dal Pallavicino perchè le diffondesse conia stampa si seguivano incalzanti e tutte dicevano: Vogliamo VItalia una e indivisibile a qualunque prezzo. L'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele re costituzionale e i suoi legittimi discendenti . Ma ecco come il Salazar intendeva il suo dire: Volgendo lo sguardo alle narrate cose s'è appreso come l'Unità italiana fu un concetto repubblicano in prima, indi innestato alla Monarchia Sabauda dal Manin e dal Pallavicino. S'è conosciuto che questi due grandi uomini, i quali suggellarono con la prigionia e con l'esilio l'altissimo concetto, sostennero un apostolato meraviglioso. Negletti, irrisi, combattuti non si arresero. Il giornalismo fu ad un punto la loro arma e il loro scudo: essi reclamarono all'Europa il diritto d'aver l'Italia degli Italiani . Quale fu il loro anello di collegamento alla propaganda dei loro scritti ? Il Salazar. in Torino fu stabilita da Daniele Manin
la Società Nazionale che ebbe a Presidente prima lui poi l'infaticabile compagno suo Giorgio Pallavicino. Fra le espansioni di un pranzo in casa Pallavicino, Garibaldi accetta l'idea del gran connubio, onde il concetto repubblicano si innesta sul monarchico, lo democratizza e Io sublima. Con queste sovrane intelligenze fecondate da una abnegazione di cui la storia ha rarissimi esempi, si
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