Rassegna storica del Risorgimento

SALAZAR DEMETRIO
anno <1936>   pagina <615>
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Demetrio Salazar
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medievale, mai si spense, che* anzi pia vivida rifulse quando in altre regioni italiane la barbarie aveva quasi tutto distrutto. H lavoro è condotto secondo una tesi regionalista assoluta che potrebbe sembrare, a tutta prima, in contrasto col suo concetto politico rigidamente fusionista e unitario. Ma il terzo volume di quest'opera, che tratta specialmente dell'arte romana, considera Roma come la sorgente di ogni luce nell'arte e nella storia. Del resto, come rilevò il Frangi­pane, egli intendeva tutto concatenato, tutto cooperante alla nuova grandezza artistica della Patria. Quello spirito battagliero, che lo aveva sorretto negli anni della lotta e dell'esilio, non lo abbandonò mai neppure nel campo dell'arte dove portò la stessa patriottica passione. Seguendo il sogno di una Patria grande e libera da ogni asservimento culturale e spirituale allo straniero, organizzò il Comitato Generale promotore dell'Esposizione Nazionale di arte del 1877, promosse il Museo Civico di Reggio, che è tra i più importanti del Mezzogiorno, nonché una insigne raccolta delle antichità della Magna Grecia, ordinò il Museo Campano, tenne la direzione del Museo di San Martino, fondò il Museo artistico industriale di Napoli, diede impulso alle scuole del corallo a Torre del Greco. Si dedicò, infine, con tutto l'ardore a creare in Napoli un centro artistico, facendo della sua casa un focolaio di intellettualità. Infatti la frequentavano assiduamente Domenico Morelli, Filippo Palizzi, Saverio Altamura, Francesco De Sanctis, Giuseppe Pisanelli, Pasquale Yillari personalità del patriziato napoletano.
Il Frangipane scrisse del Salazar: Tempra di costruttore gagliardo, a blocchi squadrati, a segni miliari, senza letteratura diluita ma con linguaggio romanamente sobrio . Egli lottò anche in questo campo per far meglio cono* scere le energie artistiche e le bellezze del Mezzogiorno, non solo, ma per un ideale ancora più alto, come osserva lo stesso Frangipane, cioè il progresso e la gloria delle arti restituiti alla dignità latina e viventi nella migliore giovinezza della Patria nostra. *)
Ma il valore vero e più grande del Salazar come storico d'arte, sta secondo me nel fatto che era egli stesso un artista. C'era fra il suo spirito e le opere d'arte di cui s'occupava quel rapporto, quella capacità di comprensione che vol­garmente si chiama competenza . Infatti, che valore possono avere gli studi di storia dell'arte dovuti ad autori ohe non sanno tener in mano la matita, o maneggiare il pennello, o che non conoscono la musica, o che siano, comun­que, degli analfabeti nell'arte di cui si improvvisano giudici e intenditori ? Se essi si mantengono nel campo esclusivamente storico e biografico, portano contributi apprezzabili precisamente alla storia; ma se essi sconfinano nel campo del giudizio estetico parlando di opere d'arte, allora non fanno altro che espri­mere delle impressioni personali, discutibili e criticabili come possono essere
1) 0p. cii.t p. 31.