Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA
anno
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1936
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pagina
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621
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APPUNTI, NOTIZIE E VARIETÀ
ANDREA FERRARI. ') - Il generale della nostra Guardia nazionale, Andrea Ferrari nacque in Napoli, ed appartiene ad una distinta famiglia di quella capitale. Spinto dall'immenso sentire per le coso di guerra, non che per istintiva avversione ai reali di Napoli, adolescente appena abbandonava la sua famiglia e la terra natale, ed andava volontario a servire nell'esercito francese capitanato da Napoleone Bonaparte.
Il giovane Ferrari fu prode in Spagna sostenendo le armi francesi, e nelle campagne dei Nord Botto la stessa bandiera militava tenente aiut, maggiore del 130 di linea, restandovi fino alla decadenza di Napoleone.
Richiamato da Re Gioacchino nell'esercito Napoletano, rivedeva la sua patria decorato dell'Ordine Militare di Spagna.
Nel 1820, 1 luglio (qual rimembranza !) sulla vetta di Monteforte sventolò il vessillo di quella libertà che doveva compiere i destini iniziati d'Italia se quei di Piemonte tenevano la promessa. L'esercito quasi intero, composto allora di prestantissimi cittadini, e non di ciechi strumenti di tirannide, stringevasi intorno alla sacra bandiera del riscatto. Ferrari era tra i difensori dei conquistati diritti del popolo.
Quel regime costituzionale dopo sette mesi di vita immaculata, fini dando principio ad un'era di martirio e di sangue che son già 29 anni e non ha ancora saziato i due tiranni successori: tanto potè la viltà di alcuni Capi venduti al re che spergiuro falsando anche le posteriori promesse, riconquistava Napoli con 24 mila bajonette austriache ed assumeva l'aggiunto di primo il Ferrari allora unito a tanti illustri compagni, fra i quali suo fratello, venne imprigionato e sottoposto ad un tribunale speciale il quale assolveva, ma non liberava, Andrea Ferrari e tutti i suoi compagni del Reggimento Marsi; condannava poi a morte il fratello capitano nei Dragoni e trenta tré altri distintissimi ufficiali. Così la gioia di credersi quasi provvidenzialmente sottratto, se non dalle ire borboniche (che non perdonan mai i Borboni) da quelle almeno del venduto tribunale, era commista al palpito del proprio fratello cercato dalla scure del carnefice* Iddio lo volle anche libero ed ora serve in Egitto col grado di colonnello.
Dal 1823 visse Andrea Ferrari penosissima vita; o incatenato o relegato o sorvegliato da quella esosa polizia che negandogli un passaporto, lo voleva in Napoli a tortura di ogni sorta, e potè finalmente ottenerlo nel 1830 deludendola con pretesti di affari che lo chiamavano a Parigi. Una legione straniera ivi formavasi e Ferrari vi fu subito ammesso conservando il suo grado.
D coraggio ed i suoi talenti militari gli ottennero in Africa rapidi avanzamenti, e quando da Algeri quella Legione passava nelle Spagne egli era già capo di battaglione. Nominato poscia colonnello fece prova di suo valore alla testa di quei prodi e su i campi stessi, in euiiavevà.eònt-battuto sotto il comando di Napoleone.
Sciolta la Legione Straniera, la Regina di Spagna offriva al Ferrari 11 grado di generale: egli vi rinunciò per ritornare colonnello in Francia fregiato dèlia Legione d'onore;
Conta Ferrari ventitré campagne, molte ferite, gradi e decorazioni guadagnate sul campo dell'onore.
Ferdinando II lo chiamava recentemente nell'esercito di Napoli, ma di passaggio per Roma, preferì accettare l'incarico di generale ispettore dell'organizzazione delle Legioni Civiche mobilizzate, alla testa delle quali varcò il Po, e fedele al mandato ricevuto, rientrò per ordine nello Stato, dopo di aver difesa Venezia con la sua Divisione. In mezzo alle privazioni e ai disagi della guerra, seppe di que' giovani militi formarne de' Corpi agguerriti che attualmente col loro spirito patrio, intelligenza ed esercizio militare, rendono segnalati servigi alla Repubblica. Voci maligne indussero Mattia Montccchi (che nella guerra combattuta nel Veneto fu a fianco del nostro generale con la qualifica di Segretario) ad assumere le parti di annalista, pubblicando in un opuscolo i fatti e i documenti riguardanti la Divisione civica e volontari mobilizzati: le voci si ruppero contro la potenza de* fatti, e l'evidenza mostrò come il nostro concittadino
i) Ved. Rassegnai TI, pp. 251-255; III, pp. 375-378; TV, pp. 503-506.
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