Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1936
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pagina
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629
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LIBRI E PERIODICI
ERNESTO PONTIERI, H tramonto del Baronaggio siciliano; Palermo, dalTArch. Storico Siciliano, anni, LI - LITI; in 8 pp. 443, s. p.
Questo volume non è più, oggi, una novità in senso librario; da qualche anno, ietto e apprezzato in giusta misura, circola tra lo mani degli studiosi; ma la mancanza di una veste editoriale più maneggevole e commerciale gli tolse la possibilità di quell'ampia e rapida diffusione che le sue belle doti intrinseche gli avrebbero facilmente consentito di raggiungere. In ogni modo si tratta d'una di quelle opere storiche cui il tempo non toglie, ma accresce pregio e valore. Eretta sul fondamento sicuro di molte, lunghe e intelligenti ricerche, solida nell'impostazione, ormonica nella distribuzione dello parti, limpida nello stile, si presenta con i caratteri del lavoro attentamente meditato e felicemente riuscito.
Il Pontieri ha affrontato! è risolto, in maniera decisiva, il problema della Sicilia nel quadro storico del Settecento riformatore; in pari tempo, ha individuato con estrema nettezza i prodromi della questione siciliana, chiarendo i termini del futuro autonomismo e in genere della posizione dell'isola nel Risurgimento.
Il disegno dell'ani pio lavoro si richiama in parte, e non solo nei caratteri esteriori, ai celebri modelli del Tocqueville e del Teine: prima un quadro ricco e colorito dell'ancicn regime in Sicilia, poi l'analisi scrupolosa ed insieme viva ed efficace del dissolversi della potenza politica della feudalità.
Il Pontieri ha posto in luce due fatti fondamentali:
1 anche la Sicilia è stata raggiunta, nel XVIII secolo, da l'ondata delle riforme; ma questa fase riformatricc non comincia verso la metà del secolo, ej tanto meno trova le prime scaturigini (come a Napoli o in Lombardia) nella fine del Seicento; ha invece il suo inizio solo dopo il 1780;
2 l'opera di trasformazione è imperniata su di un nomo (il viceré Caracciolo) e su un esiguo numero di collaboratori e seguaci; non nasce da un movimento di cultura e d'opinione pubblica (come nel Milanese o in Toscana), perchè gli scrittori novatori restano una minoranza sparutissima, che hi società ignora, non tiene in conto od irride (p. 187); inoltre le nuove idee in Sicilia apparvero troppo tardi (anche se un T. Natale precorre un Beccaria), e può dirsi ch'esse cominciavano a dare i primi frutti quando sopraggiunsero gli avvenimenti dell'età napoleonica a turbarne il normale sviluppò;.
Ma l'A. ha frugato tutti gli angoli della vita siciliana del Settecento, ne ha esaminato tutti gli aspetti, muovendo dalle forme giuridiche alla sostanza economicopolitica, penetrando fin nell'intimo dei sentimenti, dei costumi, delle norme morali. Le fonti più diverse sono state utilizzate, vagliate, criticamente interpretate: documenti d'archivio, testimonianze di viaggiatori stranieri, cronache del tempo, pubblicistica. Una sola fonte avrei aggiunto, se fosse stato possìbile: qualche visita pastorale, massime per le diocesi dell'interno; se ne cavano spesso elementi di pnm'ordine, e non solo per la vita del clero; ma so come sia difficile, presso gli archivi delle curie vescovili, prendere visione di siffatti documenti.
Il capitolo V (Il baronaggio e l'economia siciliana) è uno dei migliori che il Pontieri abbia scritto, e grange a conclusioni di grande interesse. Nel XVHI secolo la Sicilia, paese fertile ed asricolo non produceva quanto era indispensabile al consumo della popolazione. Di ciò non sembravano rendersi conto né il governo né il ceto fendale dirigente. Inoltre hi piccola pro-prictà viene soffocata dal latifondo; ma i proprietari se mangiavano ingordamente il prodotto di quella loro terra , non Pavevano però mai visitata per intero (cfr. p. 65); le loro funzioni erano passate ai gabelloti, e costoro miravano aTsfruttare il suolo più che a migliorarne la produzione, e vi impiegavano capitali irrisori Infine i commerci e le industrie languivano, e la popolazione dal punto di vista economico sociale si divideva in due categorie (i ricchi e i miserabili) senza ceto intermedio. Era l'imperante economia feudale che paralizzavo ogni attività: la classe baronale trovava in quel regime la base del suo incontrastato predominio. La
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