Rassegna storica del Risorgimento

anno <1936>   pagina <632>
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Libri e periodici
Dalla quale il Paganini non fu mai dimentico, nonostante le lunghe peregrinazioni e i prò* lungati soggiorni fuori di Liguria e fuori d'Italia.
Alla città natalo, pensava nel suo testamento legandole la cosa sua più preziosa e cara: il Guarnerins, dal quale la sua arte insuperata aveva tratto le sovrane melodie.
Quello strumento perfetto e delicato, che conobbe ogni più lieve vibrazione di quell'artista incomparabile, è ora a Palazzo Tarsi, accanto alle due lettere autografe di Cristoforo Colombo e al violino di Sivori. Peccato non ci sia la chitarra di 6. Mazzinil
Tra lo sacre memorie della terra ligure, terra di mercanti e di marinai, questi strumenti musicali rappresentano l'ala con cui questa gente rude, operosa, cupida, evade dalla realtà per cui s'affatica, ma dalla quale, per meglio durarvi, deve distaccarsi, per breve ora, per elevarsi ed elevarla.
LEONA RAVENNA
COSTANZA GIGLIOLI STOCKER, Una famiglia di patrioti emiliani. I Giglioli di Brescallo. Con appen­dice di 26 lettere inedite di patrioti del tempo; Milano, Soc. an. ed. D. Alighieri (Albrighi, Segati e C), 1935, pp. XII383, L. 15 (Biblioteca storica del Risorgimento italiano. Nuova serio diretta da C. Barbagallo ed E. Rota, n. 3).
Domenico Giglioli (1775-1848) e i suoi tre figli, Giuseppe, Luciano e Domenico Napoleone, parteciparono, in misura diversa, agli eventi del nostro Risorgimento e molto patirono per la causa dell'unità e dell'indipendenza nazionale. II loro nome ricorre di frequente nelle memorie e nei corteggi del tempo; ma le vicende della loro vita, le loro azioni e benemerenze, erano fino ad ora scarsamente conosciute: questo volume, ricco di contenuto, corredato di documenti, sapientemente condotto, tratta in ordine cronologico dei cosi e delle vicende del padre e dei figli, e, insieme, contribuisce potentemente a rischiarare l'ombra di oblio che à scesa ormai nel sacrificio di tante famiglie della borghesia italiana travolte e naufragate sotto le raffiche della rivoluzione.
I Giglioli erano una delle famiglie più agiate e più influenti della piccola città di Brescello nella provincia di Reggio Emilia, e per varie generazioni si erano distinti come uomini di stadio, come medici e come ecclesiastici. Domenico, compiuti gli studi di giurisprudenza nell'università di Modena, apri, in patria, uno studio di notaio e di procuratore. Durante il perìodo della pre­ponderanza francese, aderì alle forme più libere di governo instaurate nella Repubblica Cisalpina e coprì il grado di capitano della guardia nazionale. Più tardi, a tempo della Rivoluzione costi­tuzionale in Piemonte (1821), si affiliò alla Carboneria, ma non fu minimamente sospettato come tale, sì che, iniziati anche negli Stati estensi i processi contro i Carbonari, venne nominato can­celliere del tribunale statario straordinario appositamente istituito per giudicarli. In questa sua qualità, giovò grandemente ai settari parmigiani e potè anche salvare dall'arresto Antonio Panizzi ch'era il capo dei carbonari brescellesi e che riuscì a mettersi in salvo, riparando all'estero. Allora, per vari mesi, egli visse in grande trepidazione, temendo sempre che gli inquisiti potessero, da un momento all'altro, rivelare anche la di lui appartenenza alla setta. Né i suoi timori erano infondati: verso la metà di febbraio del 1823, quando cominciava a nutrirla speranza di averla scampata,veniva denunziato, come carbonaro da Francesco Panizzi, cugino di Antonio, tratto in arresto, sottoposto a processo e condannato a venti anni di galera. Molto severi si dimostrarono verso di lui i giudici estensi, per cause diverse, ma soprattutto per­chè risultò che egli aveva dato comunicazione ad alcuni emigrati di mme si orano .svoli i i processi statari nel ducato. All'atto della condanna e subito dopo, a testimonianza di Domenico Gaz-zadi, che fu suo compagno di carcere, dimostrò una virile fermezza; poi, dando prova costante della stessa forza d'animò', condusse per sette lunghi anni la vita del forzato nelle carceri dell erga­stolo, della cittadella di Modena, mentre dalla sua disgrazia la famiglia era travolta nella più completa rovina., Nel fobbraio 1831, all'inizio della rivoluzione negli Stati centrali della penisola, potè ricuperare la liberta; inai .poco dopo, restaurata la dominazione estense, dovette incammi­narsi sulla via dell'esiliò, in Francia, dove più tardi io raggiunsero i figli, mentre la moglie, che non aveva diviso le sue idee politiche, rimaneva con una figlia in patria, serbando un sordo rancore in cuore verso il marito, per aver troncuto, una volta per sempre, la di lei vita tran­quilla, comoda, pieno di agiatezze.