Rassegna storica del Risorgimento

anno <1936>   pagina <644>
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644 Vita deW Istituto
dei Cesari. Infatti Roma, divenuta contro di luce e di quella giustizia che pose nome prima legge alla Bua incolumità* attuò una sua universalità imprimendo nelle altre genti il suo carattere di dominio e potenza. Questi fattori storici sono di conseguenza unn chiara dimostrazione della barbarie degli altri popoli e delle altre nazioni che dovettero naturalmente snhirela civiltà romana.
<r Indi il Gallo affermò che esiate, oggi piò che mai, nna relazione in intimamente connessa a questi valori storici della Roma imperiale, tanto che il Fasciamo è piena attuazione di questo risorgimento che è il ritorno all'ideale d'universalità.
Attuazione, ha detto l'oratore, che non è tale nel ano intrinseco significato, ma si esplica attraverso le sue forme nuove attraverso la potenza della sua volontà che non ha un termine ma solo nna meta.
Con una chiara e semplice rievocazione dei legionari romani, che in terra d'Africa com­piono il grande destino dei Cesari, della Roma di Mussolini, l'oratore ha terminato fra il più gran consenso degli alunni che gli hanno tributato un caloroso applauso .
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BRESCIA. - Il Popolo di Brescia nel suo numero del 25 marzo u. a. ha dato la seguente ampia relazione del corso di conferenze tenute dal prof. A. Colombo all'Istituto Fascista di Coltura anche per incarico del nostro Istituto.
Vivo e grande interesse hanno suscitato le tre conferenze del prof. Adolfo Colombo, diret­tore del museo nazionale del Risorgimento in Torino. Nella prima conferenza il conferenziere illuminò la figura di Santorre di Santarosa studiata attraverso un ricco materiale inedito raccolto da archivi pubblici e privati, dandoci gustose primizie su quello che sarà la biografia definitiva. Nel profilo sintetico tracciato dall'oratore è balzata viva la figura del Santarosa non solo come capo della rivoluzione piemontese del *21 ma in tutti i suoi molteplici aspetti di apostolo ardente di italianità.
Nella seconda conferenza l'oratore ha parlato degliiuizi del regno di Vittorio Emanuele H. Egli ha confrontato le pagine conosciute con alcuni particolari rivelati da documenti venuti recentemente alla luce: cosi dopo Novara, il progetto austriaco d'armistizio del generale Hess che importava, fra l'altro, l'occupazione di Alessandria, Casale, Vercelli, la persecuzione dei volon­tari lombardi, la pace trattata senza ingerenza della Camera dei deputati e la consegna del Prin­cipe Vittorio Emanuele come ostaggio.
Ilprof. Colombo ha quindi fatto rivivere il dramma di Carlo Alberto ohe, di fronte a simili condizioni, scelse la via dell'esilio, ha messo in rilievo l'energia di Vittorio Emanuele e via via tutto il dramma del 1849, l'avvento al potere di Massimo d'Azeglio, il proclama di Moncalieri colla restaurazione degli animi e col trionfo della forza dello Stato.
a L'oratore concluse avvertendo che i contemporanei anche se'inteliigenti e sereni, sono sempre giudici non esatti degli avvenimenti e che perciò il primo dovere dei cittadini è sempre quello di stare uniti e concordi nelle supreme idealità della patria e devoti all'autorità dello Stato.
Nella terza conferenza l'oratore ha svolto brillantemente una pagina nuova di storia bre­sciana desunta dalle carte dell'emigrazione veneta dal '59 al '61 esistenti a Torino. Descritto in un vivace quadro lo stato d'animo dei veneti dopo Villafranca, l'oratore trattò dell'esodo dal Veneto dei cittadini più insigni e descrisse Brescia come centro principale dell'emigrazione.
Il prof. Colombo descrìsse poi il fervore patriottico di Brescia nel f60. Ricordò il caldo appoggio del Depretis governatore di Broscia e del vice governatore Clia ai varii memoriali del comitato bresciano per avere sussidi governativi. Passò in rassegna alcuni nomi di emigrati veneti a Brescia fra coi l'ing. Andrea Calvi, fratello del martire Pier Fortunato, il Salvi, il Modulo, il Piron ed altri.
re Dopo avere in rapida sintesi detto dell'opera svolta in Brescia fino al *66 Foratore rammentò che l'Italia fu costretta, sempre a compiere i suoi destini attraverso durezze di prove sempre
superate.
K Cosi occorsero 40 anni prima che fossero vendicati i gloriosi morti di Adua. Ora ohe i conti sono saldati, concluse l'oratore, sarà fatale che la luce Li quale emana dall'Italia di Mussolini fusa in un blocco granitico, metta in vergognosa fuga le forzoobliquo che tentano ancora, malgrado l'eloquenza dei fatti, di sbarrare all'Italia il suo sicuro cammino.