Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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654
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654
Vittorio Cititi
è lardellato d'inesattezze, dì reticenze, di.simulazioni, anzi di bugio espresso, poiché si vuol far credere che io infine aderissi al concetto ministeriale, contro cui avevo formalmente protestato nello squarcio che tu conosci e di cui non si fa parola. I complimenti smaccati che mi si fanno non sono che per infinocchiare i gonzi. Insomma il lavoro è gesuitico e degno della dinastia dei Menabrea succeduta a quella dei Ricci. Ben mi stupisce che l'Azeglio abbia voluto scioccamente accomunare al proprio ministero gli errori del precedente, pigliandone la difesa. Oltre all'essersi portato meco assai male uou degnandosi di rispondere alla mia lettera, ma anche ciò non mi stupisce, perchè il suo procedere nel caso presente non è la sola prova di mal animo che tengo di lui da che sono in Parigi, anzi prima che venissi a Parigi.
L'opera non essendo uffiziolo, sarebbe forse troppo onore a risponderle con uno scritto apposta. Ma lo farò senza fallo col tempo in altra occasione, e se l'Azeglio avrà a dolersene, suo danno e sua colpa.
Ciò che io ti diceva dei pericoli sovrastanti al nostro paese non era fondato su conghietture o divinazioni, ma su fatti certi. Tieni questo per fermo; che il vero ministro degli affari esteri non è l'Azeglio, ma il Menabrea, o dirò meglio il partito retrogrado che se ne serve come di accorto e docile strumento. Le riforme diplomatiche che si son fatte o si fanno mirano tutte a questo segno.
intascarla con le altre, non ho potuto vincere la curiosità di guardarla, e non in distanza, in alcuni suoi tratti. Se non erro, quella lettera ti era indirizzata quando tu uscivi dal ministero democratico . Gli chiedeva scusa della sua negligenza e della indiscrezione e, afferrato da un buon ricordo, riprendeva: Mentre scrivo mi viene in mente un'altra circostanza, ed è che il D'Azeglio tra vari timori che lo agitavano nell'assumcre la presidenza vi era pure quello della tua uscita dal Consiglio e di ciò se ne parla nella Storia del Menabrea... E ancora, con una successione di alti e bassi caratteristica: Non posso però tacere che una cosa che non seppi mai spiegare si è il libricino sui Gasi di Romagna del Sf D'Azeglio, ove da bel principio fa le mostre di ignorare ebe esistesse un tal uomo che ha nome Gioberti, e che non si fosse stampata una tal opera che si chiama Primato, parendo non solo a me ma a molti altri troppo aristocratico quell'asserire che a Cesare Balbo dovessero ritornare tutte le grazie degli Italiani pel loro risorgimento, complimento questo non giudicato accettabile dal Balbo stesso che da Te riconosceva doversi derivare ogni nostro miglioramento... . E si lasciava andare il buon Monti, per amore del Suo Gioberti, a insinuare di invidiuzza e di a possibile presunzione nel D'Azeglio di voler gareggiare con lui...
E ancora una volta elevandosi in più spirabil aere, rivolgeva incitamenti e consigli nobilissimi nella loro ingenua semplicità al grande amico: a Lavora per tanto, mio Gioberti, senza guardar tanto né a destra, né a sinistra: lavora sino a che l'Italia sia veramente quale tu la volevi. Mi viene il destro che io ti dica di non discendere nelle tue opere future a personalità di sorta (gli uomini sono cosi poco degni di esser da te menzionati) e tienti alle grandi teorie, ai fatti più conosciuti, alle cose insomma che più importano... Tienti sempre in quella via di conciliazione lo quale hai già altre volte provato esser l'unica che conduce a quclche fausto risulta mento. Ed invero senza di Te e di questo tuo sistema non saremmo mai giunti a far liberali Principi assolarle non sarebbero mai stati graziati di riforme costituzionali popoli governati alla despotica: insomma senza di se e di quel tuo sistema l'Italia non sarebbe ancora, mentre che ora comincia ad essere, e forse sarebbe nella pienezza dell'esser suo, se ti lasciavano fare .