Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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657
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T'incenso Gioberti e fon abate Giovanni Napoleone Monti 657
In un poscritto il Monti accennava alla morte del povero Professore Gavallera ex-Deputato avvenuta ier l'altro d'una malattia cerebrale . 9
Dello stesso Monti è un'altra che per la data, dell'8 febbraio, anteriore, cioè, d'un giorno all'ultima da noi riferita del Gioberti, ci fa sospettare che non sieno fra le superstiti nelle due serie le due lettere che l'abate monferrino informa, nel principio di questa lettera, di avere ricevuto dall'amico. E la nuova lettera mondana merita d'essere riprodotta, perchè la cronaca cittadina torinese e, insieme, quella politica e parlamentare che essa ci offre, coi relativi commenti, ci fanno conoscere sempre meglio l'ambiente di quei giorni e ci permettono di comprendere con maggiore fedeltà le lettere giobertiane.
Ho ricevuto due lettere tue... la sera del 2 anniversario della largizione dello Statuto concesso dal Magnanimo, furouvi scompigli e trambusti non troppo rispondenti alla pacata e prosaica indole dei buoni Torinesi. La festa del mattino si esegui lietamente, benché siasi notata l'assenza del Principe Eugenio, generalissimo della Guardia nazionale, e del Principe di Piemonte milite novello, ma col annotarsi (sic) alcuni che son usi a mostrarsi caldi parteggiatoli delle libere istituzioni, si ostinarono a voler costringere la popolazione ad una spontanea illuminazione. Dove le bravate bastavano, si procedeva innanzi, dove o per difetto di lumi, o per absenza degli inquilini le finestre non davano lume allora scagliavansi pietre sfracellandone le invetriate. Si voleva fare una dimostrazione al Ministero ed in ispecie al Siccardi e a questo fine bastava, a parer mio, gridare Viva il Siccardi, ma a questi evviva mescere Abbasso la Bottega, Via e anche Morte al Nunzio e Fuori i Preti, non mi sembrò perdonabile...
Il Ministero, nota il Monti, non diede importanza alla cosa, ma soggiunge che altri, più maligni, ci veggono in queste scene notturne
li) ri prof. Giambattista Cavaliere, sacerdote, come il Monti, aveva rappresentato, durante lai" Legislazione, alla Camera subalpina, il Collegio diBoves. Aveva insegnato logica superiore e metafisica speciale all'Università. Era un giobertiano zelante. Basterebbe a provarlo il passo della lettera 2 febbraio *44 che il Gioberti scriveva al Dalmazzo: Di all'egregio Gavallera che non mi dà il cuore di sciupare il cervello ed il tempo intorno al volgo dei rosminiani, ecc.. (Epistol., V,p. 25). Il SARTI, Jl Parlamento subalpino nazionale. Terni, 1890, gli consacra quattro righe e senza una sola data, neppure della morte, che permetta di stabilire la cronologia di questa lettera. Fortunatamente, dopo vane ricerche nell'Archivio dell'Ateneo torinese e nell'Archivio di Stato, grazie alla cortesia dell'Ispettore allo Stato Civile del Municipio di Torino, i cui registri sono egregiamente ordinati, potei accertarmi che il Cavalloni appena quarantacinquenne, mori il 28 gennaio 1850, in via Borgonuovo (l'attuale via Mazzini), n. 20. Quindi alla lettera del Monti si deve assegnare la data del 30 gennaio.
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