Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <662>
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Vittorio Ciati
La lettera si chiude con l'invio di salati all'amico Monti, al buon Conte Maffei e al Cesano. Evidentemente il nome del conte Maffei induce lo scrivente a rispondere a quel punto della lettera dell'amico nel cjuale si riferiva il consiglio dato dal Maffei al Gioberti:
Lo scrivere al papa sarebbe buono, se [il papa] fosse maschio. Ma invece è diventato una donna e si lascia aggirare come un bimbo da' suoi consiglieri.
E svolgendo questo grave giudizio su Pio IX il Gioberti metteva del buon umore caustico nella sua maldicenza politica tirando alle­gramente in ballo le donne di casa Monti, così:
D.(onna) Eurosia, e D.(onna) Giulia, e D.(oroto) Ottavia e D.(onna) Giu­seppina sono assai più virili di Pia nona che dir vogliamo o pia nonna.
Da questa stessa vena può dirsi zampillata la prima parte della lettera seguente, che è nell'autògrafo, senza data, ma alla quale una mano del secolo scorso appose, con una sicurezza che si direbbe attinta a fonte certa, la data del 2 marzo:
Carissimo,
Con mólta pazienza, Con somma attenzione* So letto d'un fiato Il libro di Modena E Vinclita epistola Del gran Porporato: Che frate coglione! Cìie bassa Eminenza!
del giudizio severo clic in occasione del licenziamento del Demargherita aveva pronunziata sai suo conto. Senza voler atteggiarsi <t né ad accusatore, né a difensore di lui, sentiva dì dover richiamare imparzialmente l'attenzione del pubblico su questo scritto a dichiarando che fra gli argomenti di difesa ci colpi scrive quello in cui il Ministro prova sul fatto della legitti­mazione un regolare giudizio. Similmente L'Opinion* dello stesso giorno pubblicava un articolo favorevole alla difesa del Demargherita, e duo giorni dopo, il 9 gennaio, il suo direttore BiancW-Giovini, dissertando causticamente sul tema dei Ciondoli* scriveva, fra l'altro: Si,5 tanto gridato e si grida ancora contro il Demargherita perchè l'abilissimo Galvagno, dopo che se n'ebbe servito, lo congedò graziosamente col titolo di presidente della Cassazione... Più giudi­zioso dei D'Azeglio e Galvagno fa l'antico loro collega Pinelli, il quale distribuì croci e sonagli agli altri, ma non ne volle per sé, nemmeno quando usci dal Ministero . Quanto poi all'altra allusione più maligna fatta col testo di Orazio alla mano, si veda più oltre la nota relativa, alla lettera montiana del 29 aprile.