Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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664
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664
Vittorio Cian
A gustare meglio questa lettera veramente giobertiana può contribuire la lettera mondana del 25 febbraio che in certo modo la aveva provocata. In essa infatti si avvertiva il Gioberti che il giorno prima gli era stato spedito per posta con affrancamento il piego contenente i due volumi del T.geologo) Zarelli e si aggiungeva :
La scorsa assai leggera che ho dato al libro mi fa conoscere che cerca di farti parer Panteista e mutilando brani e sentenze ti fa dire delle solenni stranezze... e nelle ultime pagine del sistema teologico ti traduce qua! Molo eh novello dell'Italia.
Anche merita d'esser notato il passo riguardante la legge Siccardi, riflettente il foro clericale, la cui presentazione aveva suscitato dissensi.
Fu votata con applausi unanimi (scrìve il Monti) l'urgenza. Chi sa se essa passerà al Senato. Io però ritengo che detta legge è una necessità dei tempi, ma che intanto un privilegio fondato sopra un concordato sanzionato tra la podestà civile ed ecclesiastica non potrà cosi di leggeri essere distrutto dalla sola podestà civile.
Quanto il buon abate Monti si mostrasse zelante nel soddisfare ogni desiderio e nel rendersi utile nei bisogni del suo grande amico, fino ad assecondarne anche oltre i limiti della discrezione le tendenze e la passione, è confermato dalle due lettere che seguono quest'ultima. Esse sono tali che si direbbero fatte apposta per solleticare l'umor battagliero del Gioberti, oltre che per aderire alle sue curiosità con particolari minuti e pruriginosi di cronaca politica.
Il 3 marzo lo informava d'aver frugato invano fra i suoi libri per rintracciare la vita del Calasanzio scritta dal Tommaseo; ma non volendo che per difetto di quell'opuscolo abbia a riuscire meno solenne il carpicelo che si proponeva di dare al caro Zarelli , s'era deciso di acquistare un libro intero dello scrittore nel quale avrebbe trovata la biograna del Santo. Gli d.ava inoltre notizie della legge Siccardi, la cui sorte pareva ormai assicurata, anche al Senato, nonostante le velleità dell'Infantino Vescovo di Fossano , cioè il vescovo Fantino; né dimenticava l'Arcivescovo, che (scriveva):
fu già solennemente fischiato e specialmente il bel dì di Pasqua i fischii (sic) erano cosi compatti ed universali, che credo non siasi mai augurato più armonioso e eibillante alleluja a uomo vivente.