Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <667>
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Vincenzo Gioberti e Voti, abate Giovanni Napoleone Monti 667
legio dei porporati e dei Gesuiti comanda e non Pio. Questi e divenuto un'oca e assai meno ingegnosa di quelle dell'antica Roma ; le quali pur cacciarono i Galli, ch'egli si ha messo in casa. Laonde, checché si faccia, vano è sperarlo altro che nemico a ogni idea di libertà e indipendenza italiana.
Pierino è ab antico amatore dell'alleanza austriaca; e oggi per l'inviamento che pigliano le cose francesi, crescendo le ragioni apparenti che possono rendere quella plausibile e utile, crescerebbe il pericolo s'egli tornasse ministro. Nelle circostanze presenti l'uscita dell'Azeglio sarebbe una vera calamità. Aggiungi che Pierino non sa nulla fuori del giro municipale ; è un vero scabino ; e la poli­tica generale gli è così famigliare come a te e a me la negromanzia.
Mi vo trastullando col P. Zarelli e co' miei tranelli. Lo credo anch'io un confrate del P. Taparelli. Ma avrei bisogno dell'operetta che ti dissi del Tommaseo. E legata alla rustica, in-12; non mi ricordo del titolo preciso; tratta del Galasanzio. Io l'aveva in casa Pogliani. Se non s'è smarrita nel trasporto, dovrebbe trovarsi tra le reliquie librarie che hai amorevolmente ospitate. Se la trovi, fammi il piacere di mandarmela a corso di posta.
Qui tutto è queto. I conservatori fanno ogni giorno nuovi spropositi.
I socialisti stanno quatti e crescono a guaime. Trionferanno. Dio lo vuole,
diceva il Balbo dell'indipendenza italica. Io sto a maraviglia
..* Tuttissimo e tuissimo più. che di cuore
Gioberti.
Dell' 11 aprile è una lettera che nella sua parte essenziale è un documento dello spirito frondista del Gioberti, inasprito dall'esilio e, come già sappiamo, spinto, nelle sue violente reazioni, non sol­tanto a incrudelire contro il povero Pinelli, ma anche a perdere ogni misura nei giudizi per lo meno irriverenti, anche se riferiti, su Carlo Alberto e su Pio IX, che faceva perfino oggetto delle sue esercita­zioni satiriche, come si vedrà più innanzi, in versi.J)
... Bravo Pierino, benedetta la sua lingua! Finalmente il politicone sciorinò il gran secreto e si passò fuor faora da sé medesimo. E che senno, mio caro, che perizia classica, da fare impallidire i Palmerstoni e i Nesselrodi !2)
1) Di queste esercitazioni rimate del Gioberti diede non pochi saggi Er>M. SOLMI nel Giornale storico, dello letteratura italiana, voi. 61,1913, pp. 364 sgg. Alcune di esse, a scherno di Pio IX, trovano riscontro nelle strofette inserite in queste lettere al Monti. Da un dispaccio telegrafico autografo in data di Parigi, 30 aprile 18(50) che il Gioberti finse di spedire all'amico, il Ferraris riprodusse in facsimile e il testo ne riferì anche il Solmi nel cit. Giornale storico, p. 377; dispaccio formato di una strafotta satirica sullo smacco che le elezioni all'Assemblea legislativa avevano inflitto al prence Gigi , a Thìets e a Broglio col trionfo dei socialisti; alla testa dei quali Eugenio Sue.
Z) Allusione al famoso diplomatico russo Nessclrode, ancor vivente a quei giorni, sebbene non più militante ; famoso per la sua grande abilita nel trarsi d'impaccio dalle situazioni più difficili.