Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <676>
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Vittorio Cian
a caso che la mia presenza in. cotesto paese possa quando che sia essere utile. Ma io dispero di tal caso; perchè ai disastri che si preparano non vi sarà rimedio umano. L'avvenire dei nostri nipoti sarà forse più lieto del pre­sente; ma quello che a noi si riserba è tale da spaventare le più intrepide imma­ginazioni. Gli ultimi atti e l'indirizzo generale di questo governo hanno spento le ultime speranze di tutti i buoni.
Ti ringrazio delle tue amorevoli offerte; ma assicurati che Paria del Pie-monte non è più fatta per me. E quando il cataclismo sarà universale, che importerà Tessere in questo più tosto che in quel luogo?
Francamente, questo ostinato, sistematico pessimismo, addirit­tura catastrofico che il Gioberti andava diffondendo fra i suoi amici migliori, è un atteggiamento punto simpatico, anzi riprovevole e dan­noso, tanto più che per giustificarlo egli s'induceva a giudicare con ingiusta severità l'opera del Ministero D'Azeglio.
Allo stesso modo non fa buona impressione l'accanimento con cui l'Esule insisteva nell'esigere che tutti i sottoscrittori per la pubbli­cazione delle sue opere dovessero essere rimborsati delle loro quote, e a questo fine esponeva all'amico quello che egli considerava essere l'unico partito, di affidare, cioè, l'esazione ad un uomo d'affari che se l'assumesse mediante congruo compenso. In questo atteggiamento l'odio al Pinelli aveva, evidentemente, non piccola parte.
Il 10 luglio il Monti affidava una letterina insieme con un piego per l'amico lontano, al Duca Litta che si recava a Parigi, nome caro diceva e venerato in Italia ; e del 19 è un'altra del Gioberti, dove, fica l'altro, si legge:
Non ho ancora veduto il sig. Duca Litta, cui mi sarà assai caro di poter conoscere; duolmi di non poterlo visitare, perchè mandandomi il pacco non ci unì il suo indirizzo.
Una lettera del Monti, del 29 luglio, ci reca qualche particolare intorno al Passamonti, che egli aveva raccomandato al Bertinatti. Di questo emigrato, reduce dal Belgio e dalla Francia, cosi scriveva al Gioberti:
Ha un'aria cosi onesta che in mezzo a tanti birbanti, si fa veramente rimarcare* Mi parlò delle cose che tu dettavi all'improvviso in iscuola allo Istituto (Gaggìa, di Bruxelles). Se alle volte tu sapessi dove metter le mani per averne un esemplare, io ti pregherei a volermelo procurare. Sarebbe cosi utile pel mio Collegio e pei nostri studi.