Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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680
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680
Vittorio Clan
Saria forse bene che queste considerazioni fossero presentate a qualche membro e specialmente alla gioia del ministero. ') Egli è un certo tempo che mi pizzicano le dita e che mi stuzzica il desiderio di scrivere una dissertazione BUII? italianità del ministero Azeglio e di dedicarla fai re Vittorioj Emanuele. Sarebbe proprio lepida che il Pinelli, cioè il Minella, mi desse l'occasione di cominciare!
Come si vede, al Gioberti, pieno di cuore, ma anche di passione politica, le occasioni non mancavano di sfogare l'umore battagliero. È chiaro dalla pagina qui trascritta che egli s'era risentito di una risposta avuta da qualche funzionario, il quale, a proposito del giovine Minelli, volontario e ferito di guerra, s'era permesso di parlare di venturieri .
Di questo umore è traccia perfino nei saluti coi quali si chiude la lettera ( Addio, soavissimo. Mille cose agli amici, e all'Aporti, ma non ai Ministri ) e, più ancora, in due poscritti. In uno di questi, inserito verticalmente lungo il margine interno della terza pagina, il Gioberti si lagna del silenzio del Daelli e dell'essere ancora giacenti alla dogana ai libri, cioè le copie delle Operette e della Teorica, e si chiede:
Come va questo affare ? Forse il Daelli è divenuto ministeriale ?;
nel secondo, che riempie tutto un foglietto a parte, egli si lagna che il Pralormo ( il contino Pralormo ) abbia preso tempo a rilasciare il passaporto al povero Minelli , della cui moralità egli, il Gioberti, s'era fatto garante. Invocava dal Monti un suo intervento presso il Ministero perchè il passaporto fosse concesso. E commentava:
Sarebbe bello che per premio delle sue ferite il povero Minelli non potesse pur prendersi del pane che gli è offerto in Torino.
Ma sul conto di quel Gustavo Minelli non tardarono pel Gioberti le delusioni, quando, cioè, seppe che esso, nonostante il passaporto ottenuto e il posto assicurato, aveva lasciato Torino.2*
Tn una lettera senza data, ma certamente del principio del gennaio '51, il Gioberti, sempre cordiale verso l'amico, gli scrive una pagina piena di freschezza e di vivacità serena, che in un certo senso
i) Pietro Gioie ere il ministro delle pubblico istruzione.
2) In une lettera successiva, del 22 gennaio '51, il Gioberti scriveva all'amico : Spia-cerai ebe il Minelli abbia lasciato Torino e rinunziato ài trattenimenti offertigli, per abbracciare un partito incerto e lontano; e non vorrei che si avvezzasse a far la vita di avventuriere... .