Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <681>
immagine non disponibile

Vincenzo Gioberti e Fon. abate Giovanni Napoleone Monti 681
è una sorpresa gradita per noi, dacché bene ritrae un momentaneo stato d'animo eccezionalmente felice, nonostante il pessimismo politico consueto :
. Hai cominciato bene Tanno ? E come va la tua sciatica ? Qui il tempo è stupendo; non un fiocco di neve; e un tepore proprio di primavera. Fa tuo conto che le impronte mosche, come dice l'Ariosto, cominciano a sbucare.
L'atmosfera politica non è ugualmente bella, come vedrai dai fogli pubblici. Ma la gioia di cotesti retrogradi, e la mestizia dei liberali, che sperano e temono che la riazione passi in Piemonte, mi fa proprio ridere. Gli è proprio, come se Noè e la sua famiglia, all'appressarsi del diluvio, l'avessero preso per un tem­porale. Ma quel valentuomo fabbricò l'Arca per salvarsi ; e cotesti ministri non fanno nulla.
Ricordati delle due profezie che ti ho fatte l'anno scorso: le vedrai entrambe effettuate o insieme o successivamente.
Bertinatti mi scrisse verso il fine del passato [mese], come pure Unia. Aspetto per risponder loro un'occasione che credo non lontana.
Frattanto salutali caramente in mio nome. dì al Bertinatti che io gli sono cordialmente grato del suo affetto; ma che non abbia paura che io divenga misantropo e creda il genere umano congiurato a' miei danni. Io non sono mai stato così lieto e tranquillo come dopo che ho rinunziato alla sudditanza sarda. H timore che espressi a te intorno a una possibile negativa del governo in propo­sito del Minelli, non accennavo ai Ministri, ma ai subalterni; giacché trattandosi di concedere o disdire un semplice passaporto, non era probabile che il Ministro ne fosse informato. Quanto ai Pinelliani, io me ne impipo. Non sono vendicativo naturalmente. Ma se lo fossi, la vendetta che pioverà un giorno su quegli scon­sigliati sarà tale, che quando io avessi l'animo di Caino, non potrei rallegrarmene.
Una lettera del 22 di quello stesso mese (gennaio '51) contiene verso la fine questo passo non trascurabile:
Mi consola la speranza che mi dai di una nuova gita a Parigi. Prima che l'au­tunno avvenga il corso degli eventi (ora affatto incerto) mi permetterà di scri­verti se il tuo disegno si possa colorire quest'anno senza pericolo. La tran­quillità non sarebbe certo interrotta se il presidente fosse almeno mezzanamente serio; ma chi può affidarsi a un cervello così eteroclito ?.
H seguente mese, e precisamente il 4 febbraio, il Gioberti, par­lando ancora una volta delle condizioni politiche di Parigi, riassu­meva le sue impressioni in una forma un po' meno rassicurante.
Qui tutto è queto in apparenza.
s