Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <684>
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684
Vittorio Cian
gli diede un pranzo e lo ha caparrato alla setta. l> Nei sermoni egli si scaglia contro i filosofi, confuta Cousin, dice che Aristotile est une blague, fa la stati­stica degli angeli (sono pia di due mila) e altre COBO SU questo andare. I legitti­misti lo levano a cielo, gli altri lo mettono in commedia. Se tu vieni a Parigi, andrai a sentirlo: io non ne ho avuto il coraggio.
Per comprender bene la portata della lettera successiva, nella nostra serie giobertiana, in data del 29 giugno, giova richiamare qualche altro precedente epistolare. E anzitutto la lettera che il Gioberti aveva scritta sino dal 20 febbraio e che fu fatta conoscere dal Massari ;2) lettera singolarmente notevole, perchè l'Esule filo­sofo, ritornando sulla proposta da lui fatta poco prima all'editore e tipografo fiorentino, gli forniva alcuni schiarimenti circa la stampa d'una sua opera politica relativa in parte alle cose presenti , insistendo sulla opportunità che la stampa stessa si facesse a Parigi. Fra i motivi che consigliavano questa misura egli adduceva, oltre il resto, due comodità , l'una che da Parigi sarebbe riuscito più agevole spedir le copie dell'opera in Germania, nel Belgio, nell'Olanda e nell'Inghilterra, dove pensava potesse aver un certo spaccio ; la seconda, la maggior facilità di fare stampare contemporaneamente una versione francese. Né mancava lo scrivente di confidare in breve al Le Mounier l'argomento, lo schema e il carattere dell'opera, così: L'argomento dell'opera è politico. Sarà divisa in due libri: il primo dei quali tratterà del passato (errori e sventure); l'altra, dell'avvenire (rimedi e speranze) . E aggiungeva:
Parlerò pochissimo delle cose toscane in particolare, ma quel tanto che ne dirò non dovrà piacere; perchè le verità acerbe, ancorché utili, non piacciono a ninno, e ai governi meno che agli altri.
E evidente che, tutto preso dalla sua passione, l'Esule, in uno stato d'animo che fa pensare a quello di Dante nell'episodio di Caccia-guida, vagheggiava pel suo imminente Rinnovamento una risonanza europea, tale da assicurare a lui una giusta vendetta e, insieme da attirare sulla causa italiana l'attenzione e le simpatie delle principali nazioni. Caratteristica, inoltre, la raccomandazione ch'egli rinnovava, nel poscritto, all'editore fiorentino, di serbare
1) a Setta che poteva definirsi un Cattolicismo liberale d'origine lamennaisiana con fluttuazioni d'opportunismo politico di carattere legittimista. *) Ricordi, ecc., cit.. III. p. 490-2.