Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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687
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Vincenzo Gioberti e Fon, abate Giovanni Napoleone Monti 687
scriveva al Gioberti, per informarlo delle trattative coree col Bocca, il quale, vedendo crescere l'opera, cioè il manoscritto, prevedeva la necessità di farne tre invece di due soli volumi e aggiungeva:
H numero di 1500 copie che tu progettavi di vendere in Piemonte non serviranno né anche a soddisfare l'appetito dei Torinesi, i quali, quantunque vadano dicendo che nella tua opera futura mostrerai tendenze repubblicane, ed essi sieno codini, si mostrano tuttavia ansiosissimi di vedere questo tuo nuovo libro.
Unia ti ha mandato per via particolare la Croce di Savoia (giornale di indole malva e rattaziano) che contiene un articolo intorno il preambolo col quale il buon Massari si aprì la via alla stampa delle tue operette politiche. Ho scoperto che quest'articolo è del Prof. Ferrara, uomo conosciuto per facilità e versatilità di carattere. ' Ti dico questo perchè lo seppi dal Massari stesso e perchè so che Unia sospettava che il colpo venisse da altri. Un piemontese non avrebbe scritto quella cosa e pochi vi furono che non sieno rimasti sorpresi ...
La lettera si chiudeva con una notizia tutta personale, che pel Gioberti non era un duìcis infundo:
H Gioia ministro della istruzione] mi impegnò per modo che difficilmente potrò esimermi dall'accettate in settembre la presidenza del Collegio Nazionale... Ti assicuro che quello che più mi vi spinge si è l'affetto grandissimo che si impigliò di me per questi nostri giovanetti...
!) II noto economista siciliano che, emigrato a Torino, aveva meritato di salire sulla cattedra di Ant. Scialoia e con la sua prolusione del 16 novembre '49 aveva suscitato gli entusiasmi d'un Camillo Cavour (nel Risorgimento del 14 dicembre '49). A questi entusiasmi aveva anche partecipato il giobertiano Massari. Si noti che il Ferrara collaborava con ardore sovra/tutto ne La Croce di Savoia rattazziana. Da ricordare che nella lettera 29 luglio, la XVI del groppo Ferraris (il quale l'esse e stampò Ferrario invece di Ferrara), il Gioberti incaricava il Monti di ringraziare l'Unia a dell'articolo giornalistico , scritto, come pare, dall'amico in risposta a quello del Ferrara e così continuava: Ho caro un mondo di averlo letto; perchè altrimenti avrei taciuto del sig. Ferrara. Ora sarò costretto a dime certe cosette. Ciapa li .
Verso la fine di questa lettera si legge un capoverso che il Ferraris lasciò senza chiosa e che perciò è utile riferire e chiosare: Il santo è dunque esautorato? Oh povero me! Qui c'è mistero sotto. Dimmene il modo, la cagione, i termini, insomma tutto ciò che ne sai . Orbene: quel Santo , cioè, San Pierino , non poteva essere che il povero Pinelli allora Presidente della Camera; tanto è vero che il 13 agosto, il Monti cosi rispondeva, svelando il mistero che pungeva di curiosità il Gioberti : Il Santo non fu esautorato per altro motivo se non perchè la Camera ha negato nella discussione del bilancio i fondi necessari all'ufficio , che era un ufficio di censura abolito dalla costituzione.