Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <688>
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688
Vittorio Clan
Pochi giorni dopo, e precisamente il 29 di quel mese di luglio, in una lettera, che è la XVI della serie Ferraris, il Gioberti così commentava:
Napoleone ! Napoleone ! Mal pensiero ebbe la mamma che ti pose questo nome; imperocché io attribuisco ad esso la disgrazia della tua presidenza. Dico disgrazia poiché ti toglie di venire a Parigi. Pazienza...
Nella stessa serie vi ha una lettera del 30 ottobre (la XIX) che segue di due giorni un'altra, ad essa strettamente collegata perchè, in entrambi è parola principalmente della cambiale di 8000 franchi che egli spediva al suo amico Monti perchè ne fossero rimborsati i sottoscrittori per la nota edizione delle sue opere. Con la lettera del nostro gruppo, in data del 28 otto­bre, il Gioberti riparava ad una inavvertenza del banchiere sig. Mallet, inviandogli una seconda cambiale in sostituzione di quella spedita poche ore prima che lo pregava di annullare perchè mancante di segnatura , cioè della firma dello stesso banchiere.
Le lettere di questi mesi estivi e del primo autunno appaiono più Tare e più brevi, causa l'impegno, assai grave, che l'Esule s'era assunto col Bocca, di allestire il manoscritto e di atten­dere alla stampa del Rinnovamento, che, destinato ad uscire per l'ottobre, non gli permetteva di sottrarre punto dal suo tempo prezioso.
Non per nulla il 2 ottobre aveva scritto al suo Monti (lett. XVHt del gruppo Ferraris):
Chi 8a che diamine avrai detto del mio lungo silenzio ? Ma che vuoi? Con­fitto da mattino'a sera nel pistrino tipografico, non ci fu verso che potessi uscirne un istante per iscrivere due righe. Ora la mia parte é finita e fra poco sarà anche terminata quella dello stampatore.
Era naturale che di questo sforzo intenso di mesi la salute sua si risentisse; di che è documento una letterina al Monti, in formato minuscolo, che nell'autografo non reca alcuna data, ma che una mano moderna assegnò, a matita, al 2 settembre, ed è credibile, per buone ragioni, sebbene indurrebbe forse a ritardarla alquanto una lettera che il Monti gli scrisse il 23 ottobre, che merita d'essere riferita come documento interessante dell'aspettazione viva