Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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689
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Vincenzo Gioberti e l'ore, abate Giovanni Napoleone Monti 689
ed ansiosa che in Torino destava l'ormai prossima pubblicazione del Rinnovamento.
H tuo silenzio comincia a parermi troppo lungo... Mi lusingo che la febbre non ricomparve (sic) più e che il tuo libro comparirà nell'epoca annunziata del Bocca. Molti cominciano a tremare per l'Epigrafe. Daziami torce la bocca in modo straordinario; Rignone ha consultato presso che tutti gli astri del firmamento. Tutti insomma sono in grande ansietà e molti tremebondi. So di fonte sicura che il Re stesso, il quale però mi si dice non essere tutto dedito alla lettura, pure anch'egli è smanioso di leggere il tuo libro, e sia detto di passaggio, so pure che parla di te con molta riverenza e gran rispetto e sempre dolente che suo padre Ti abbia sacrificato al capriccio dei democratici del 1849. In fatto di democratici di quell'epoca uscì l'Apologia del Guerrazzi. Se per avventura Tu non l'hai io Te la spedirei subito per la posta a un minimo Tuo cenno.
Ma ecco la letterina del Gioberti:
Carissimo. Ti scrivo due righe in fretta per dirti che sono stato in letto con febbre, ma che sono guarito. Sto benissimo. La stampa e la correzione delle prove non fu menomamente interrotta. La copiatura lo fu bensì un pochino; ma spero che ricupererò il tempo perduto, e che l'edizione non patirà indugio. Mi farai piacere di dirlo al sig. Bocca. Non mandarmi V Inciviltà cattolica. Non ho tempo di leggerla e mi dà sui nervi.
Te ne pregherò bensì quando si occuperà del mio Rinnovamento.
C'è qui madama Pogliani. *) Mi spiace di non poterla servire come vorrei.
Ma tu puoi sdebitarmi con usura di tanto che le devo. Ella desidera una grazia da te per un posto gratuito nel collegio, e vuole che la ti raccomandi. Se tu la esaudisci, e mi esaudisci, io tocco il cielo col dito. Eccomi a' tuoi ginocchi. Te rogamus, muli nos. Supplicane per me mons. Aporti Caro presidente, fammi questa grazia. Ben vedi a che son ridotto. Non posso sdebitarmi colla signora se non coll'aiuto tuo.
La benevolenza del sig. M., mettila, come dicono i Galli, a calcolo sospensivo. Egli è farina da far miche non da far ostie....z)
1) L'ottima padrona di casa, torinese, del Gioberti, della quale, appena partita da Parigi, l'Esule, il 2 d'ottobre, scriveva con affettuosa sollecitudine all'amico: a Dammi presto delle tue nuove e di quelle di nuul. Pogliani. Dimmi se ha fatto buon -viaggio e salutala caramente , (Lettera XVtfl della serie Ferraris).
2) Pei lettori non piemontesi: miche, pani. Chi fosse quel sig. M. confesso di ignorare. Forse un pmelliano.
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