Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX
anno <1936>   pagina <700>
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700 Roberto Palmarocchì
ripetuta, con. qualche attenuazione, dall' Oinodeo, e a quella di mediocre o corto ingegno formulata da Nicomede Bianchi e accolta oggi dal Cilibrizzi, la più comune è quella di temperamento fiacco, mancante di ardimento, di risolutezza e di tenacia, lento e incerto nell'azione. Cosi il Pasolini gli rimprovera di seguire l'opinione pub­blica invece di condurla.
Debolezza d'animo dunque; e molti la ritengono la più indulgente giustificazione che si possa concedere al presunto abbandono delle idee liberali e nazionali nel momento della decisione suprema. Un abbandono che equivarrebbe a un tradimento. Ma poiché non si può abbandonare quello che non si è mai accettato, prima di arrivare a quella conclusione, non mi sembra inutile fare qualche rilievo sulla tradizionale figura del liberale vescovo d'Imola e sulla sua attività di Pontefice prima del 29 aprile '48.
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Una tradizione, perpetuatasi anche negli scrittori moderni, i quali l'accettano senza discuterla o l'accompagnano con insufficienti riserve, ci presenta il cardinale Mastai, vescovo d'Imola, come conver­tito alle nuove idee dalla lettura dei Casi di Romagna, delle Speranze d'Italia, e soprattutto del Primato. Ne fa cenno l'Omodeo, con una di quelle frasi che o non significano nulla o significano troppo: Aveva letto le opere del Gioberti .l) Il Monti, pur riconoscendo che il pre­sunto liberalismo di Pio IX, non avendo poi resistito alla prova di certi fatti e delle loro logiche conseguenze, si dimostrò nulla più che un moderato desiderio di concedere delle riforme , riferisce tuttavia, senza una parola di critica, che al Conclave il Mastai si recò, secondo il Pasolini, portando seco i libri del Gioberti, del D'Azeglio e del Balbo .*> E il Cilibrizzi afferma: Aveva letto il Primato di Gioberti, libro che portò con se partendo pel Conclave,3* una notizia che annota ricavata dalla V edizione delle Speranze d'Italia, senza rile­vare quel Dicono alcuni , onde il Balbo fece precedere la sua infor­mazione. E anche il Raufich, mentre fa prudenti riserve sull'effetto prodotto nel Mastai da quelle letture, dichiara poi che egli le buone idee, attinte alla fonte guelfa, serbò nel suo spirito e riporta le parole che egli avrebbe detto al Pasolini prima di partire, a proposito dei volumi che portava seco.'1*
l) L'età del Risorgimento italiano, Messina, 1931, p. 331.
*) Op. di., p. 54, 59.
8) Storia parlamentare politica diplomatica d'Italia, Milano, 1923, I, p. 54.
*) Storio del Risorgimento politico d'Italia, Milano, 1923, IH, p. 712.