Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX
anno
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1936
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pagina
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701
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Alcuni aspetti della politica di Pio IX nei primi due anni di governo 701
Questa concordia di affermazioni non credo possa dispensare da lina ricerca delle fonti onde derivano. La piuttosto vaga notizia del Balbo è del 1855. Del 1851 questa frase del Massari nel Proemio già citato: Perchè l'arcivescovo d'Imola, che aveva tante volte lette e meditate le scritture dell'esule di Brusselle, dopo due anni di regno dimenticò i suggerimenti del gran filosofo? j Fin qui è evidente che si tratta di alcune tra le infinite voci che si fecero correre per tutta Italia sul conto di Pio IX, dirette in buona o in mala fede, dopo il 29 aprile, a colorire il suo presunto tradimento della causa nazionale. Di testimonianze contemporanee non ce n'è che una, alla quale del zesto la maggior parte delle posteriori si richiamano, ed è quella di Giuseppe Pasolini, nelle Memorie raccolte dal figlio. Ma nessuno che io sappia ha messo in rilievo i termini nei quali quest'ultimo ha formulato le sue rivelazioni.
Per i Casi di Romagna egli si limita a riportare la lettera di un amico di Imola, il quale dice di aver saputo da altri amici che un tale aveva donato quell'opera al vescovo e ne aveva ricevuto in contraccambio un libro religioso. Delle Speranze d'Italia racconta che sua madre le prestò al Mastai, il quale dopo quella lettura parve che incominciasse a persuadersi per davvero quanto desiderabile sarebbe stato per l'Italia e per la Chiesa il togliersi dal collo il peso della dominazione straniera . Più ampiamente egli parla del Primato. Dice che fu la lettura che maggiormente commosse il cuore del Cardinale , che consentiva (col Pasolini) negli ardenti voti per la pace d'Italia e della Chiesa di Cristo . Riferisce la testimonianza di un prete di Russi, presente a quei colloqui, il quale gli disse che talvolta il Mastai andava ripetendo alcuni detti del Gioberti, incerto se ivi fosse illusione o vaticinio . Finalmente narra della risposta data a suo padre dal Cardinale, circa i libri che portava con sé per farli leggere al futuro papa.
È evidente che il solo testimone, le cui parole, attraverso il racconto del figlio, avrebbero un altissimo valore, è Giuseppe Pasolini, perchè la lettera dell'amico d'Imola e le informazioni del prete di Russi non dicono nulla di preciso. Ma il raccoglitore delle Memorie dichiara testualmente: Io che mi sono accinto dopo la morte di mio padre a scrivere queste memorie, dolente sopra modo di non avere pensato mai ad interrogare sopra certi fatti proprio lui mentre era vivo, mi diedi poi col più ardente interesse a interrogare i familiari... . Nello stesso modo più tardi, a proposito del viaggio del Pasolini a
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