Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX
anno
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1936
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pagina
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705
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Alcuni aspetti della politica di Pio IX nei primi due anni di governo 705
avvertì averli riuniti per ascoltarne all'uopo i pareri, per giovarsene nelle sue sovrane deliberazioni consultando la sua coscienza, e conferendone co' suoi ministri e col Sacro Collegio e aggiunse con un tono di voce assai risentito ingannarsi grandemente chiunque credesse esser diverso da questo il loro ufficio; ingannarsi chi nella Consulta di Stato da lui instituita vedesse qualche utopia propria, e i semi di una instituzione incompatibile colla sovranità pontificia .
Nel dicembre le dimostrazioni per i protestanti svizzeri provocarono due note del Giornale Officiale dove si minacciava l'uso del rigore e della forza, ove tali disordini si fossero ripetuti, e sullo stesso argomento il Papa tornò, parlando in concistoro.
Del 10 febbraio 1848 è il famoso motoi-proprio, del quale allora e in seguito fu artificiosamente travisato il senso, ma che ormai è pacifico giudizio degli storici serii non avere avuto alcuna intenzione e portata politica. E noto del resto il discorso che il Papa tenne al popolo l'il, nel quale affermò concitatamente: Certe grida e certe domande, io non posso, non devo, non voglio ammetterle . Meno note le parole che, secondo lo Spada (è questo l'unico documento che non si trovi stampato e che il biografo asserisce esser corso nel pubblico in copie manoscritte) egli disse agli ufficiali superiori della Guardia civica e degli altri corpi: Quel che ho promesso voglio assolutamente mantenere, ed a quest'ora si sarebbe già effettuato, se quelli ai quali ho offerto il relativo portafoglio, non si fossero espressi di volerlo accettare con condizioni, ed io condizioni non le riceverò giammai* Non sarà mai che acconsenta a cose contrarie alla Chiesa ed ai principi della religione; e se mi si volesse forzare, se mi vedessi abbandonato, mai cederei, ma mi metterei in braccio alla Provvidenza... .*'
H 14 marzo Pio IX promulgava lo Statuto, e il 16 diceva: ho fatto quanto potevo, né potrei fare di più . I liberali, che mentre si preparava la nuova carta costituzionale lamentavano che l'elaborazione di essa avvenisse per opera di soli ecclesiastici e all'insaputa di quegli stessi ministri che l'avrebbero poi dovuta applicare, quando ne lessero il testo, ne furono, chi più chi meno, delusi. Al Minghetti però non dispiacque interamente; egli scrive: Che fare alla lettura di quello Statuto ? Piegare il capo, perchè a quell'ora e in quel momento non c'era altro da fare. E aggiunge: D'altronde la Costituzione pontificia somigliava più o meno alle altre, salvochè il Collegio dei cardinali formava come un Senato in terzo grado inseparabile dal Pontefice, e l'azione del Parlamento rimaneva sospesa in sede
i) SPADA, op. cìt.f II, p. 45.
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