Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX
anno <1936>   pagina <706>
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Roberto Palmarocchi
vacante .l) Sembra che non ai rendesse bene conto dei caratteri speciali che distinguevano profondamente lo Statuto di Pio IX da quelli degli altri sovrani: questi caratteri sono messi in giusto rilievo dal Farmi, il quale osserva che al Sacro Collegio era riserbata una specie di diritto di veto che poteva esercitare con piena immunità politica, essendo le sue deliberazioni segrete. Inoltre, sebbene il Par­lamento fosse un'assemblea deliberativa, il fatto che esso non potesse proporre leggi riguardanti affari misti o contrarie ai canoni e alle discipline ecclesiastiche, ne limitava straordinariamente, e quasi ad libitum del Principe, il campo d'azione. Si aggiunga infine che il divieto di ogni discussione riguardante le relazioni diplomatico-religiose della Santa Sede con altri Stati veniva praticamente ad annullare ogni ingerenza del Parlamento nella politica estera.
Non a torto Pellegrino Rossi scriveva il 28 febbraio : La question Romaine est d'une nature tonte speciale, très delicate, et une heureuse solution n'est pas facile , e secondo il Silvagni, avrebbe poi detto al Papa: Santità, questa è una guerra legalizzata tra i sudditi e il sovrano .3) Se infatti i lberali erano malcontenti, Pio IX non lo era meno di loro. Egli era convinto che solo un governo consultivo potesse esser compatibile colle supreme esigenze della sua autorità religiosa, e perciò aveva cercato di restringere il più possibile la com­petenza delle nuove assemblee deliberative.
Nel giudicare la concessione dello Statuto bisogna dunque distin­guere: si può considerarla una prova di debolezza, ma non certo un gesto destinato a perpetuare l'equivoco del Papa liberale. Le inten­zioni di Pio IX resultavano ben chiare non solo dal testo del docu­mento ma anche dal preambolo, nel quale si leggeva essersi in via di esperimento creata una Consulta di Stato; ma poiché i vicini dello stato pontificio avevan giudicato maturi i popoli a ricevere il benefi­zio di una rappresentanza non meramente consultiva ma delibera­tiva, aveva creduto il Santo Padre di doverne imitare l'esempio . Ne vale in contrario l'affermare che le masse non fanno ragionamenti cosi sottili: nessuno, credo, è così ingenuo da pensare che il popolo giudicasse colla sua testa ed agisse di sua spontanea iniziativa. E i capi che lo guidavano erano perfettamente in grado di comprendere il vero carattere dello Statuto. A costoro adunque spetta l'intera responsabilità di aver dissimulato, o meglio continuato a dissimulare.
*) Op. cit., p. 352.
2) In LED-EHMANN, op, cit.
3) La Corte e la Società romana, Roma, 1885, IH, p. 641.