Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX
anno
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1936
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pagina
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715
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Alcuni aspetti della politica di Pio IX nei primi due anni di governo 715
repressive che egli non voleva (e per le quali del resto gli sarebbero mancati i mezzi) è interessante dare un rapido sguardo alla condotta seguita dai maggiori rappresentanti di quella tendenza moderata, dalla quale soltanto sarebbe potuto uscire un partito di governo.
Ho già parlato del Pasolini, il quale, dopo avere accennato alla possibilità di conciliare le aspirazioni nazionali colla repugnanza di Pio IX a dichiarare la guerra, si dimise cogli altri il 29 aprile e fu tra quelli che col loro rifiuto resero vano al Rossi il primo tentativo di formare un ministero.
Massimo D'Azeglio, che nel '46 segnalava il pericolo di chieder troppo perchè ciò darebbe forza al partito avverso e genererebbe nel Papa il sospetto di volerlo trascinare dove non vuole , e nel '47 difendeva l'Orioli contro i radicali che l'avevano attaccato per il suo scritto sulla legge della stampa, segui poi il Durando, e fa l'estensore dei suoi proclami e ne approvò senza riserve la condotta.
Ancora più significativo l'atteggiamento del Minghetti e del Farmi. Il Minghetti è nel '46 il promotore di quella petizione al Conclave, nella quale s'invoca un sistema di conciliazione e di giusto e moderato progresso , riconosce l'esatto significato dell'amnistia, depreca le impazienze, parlando nel novembre col Papa e col Gizzi insiste sulla necessità di precisare i limiti delle riforme. Nel '47 constata gli screzi fra i moderati e quelli che vogliono servirsi del Papa come di un mezzo ai loro fini; ma poi trova inopportune e segno di angustia di animo le dichiarazioni di Pio IX ai consultori. Continua tuttavia a far parte delle commissioni governative anche dopo che il Papa gli ha personalmente confermato il carattere puramente consultivo dei nuovi istituti. Accetta nel marzo '48 di far parte del Ministero, e cosi spiega le ragioni sue e dei colleghi: Non doversi abbandonare Pio IX che aveva fatto già tanto; il bene pubblico da anteporre al privato; essere un dovere accettare, checché ne fosse avvenuto appresso; poter noi almeno accelerare la Lega degli Stati italiani, e apparecchiare le armi che, unite a quelle di Piemonte, di Napoli, di Toscana, avrebbero dovuto acquistare all'Italia la sua indipendenza . Rimane nel Ministero dopo la promulgazione dello Statuto. E tra quelli che persuadono l'invio delle truppe, e si è visto quello che pensi della Lega e del proclama Durando. Sottoscrive tuttavia la rimostranza del 25 aprile, e il 29 si dimette. Il 5 maggio scrive: Nonostante il grande errore dell'allocuzione trovo che bisogna non separarsi da
i) Op. cti., p. 100. 2) Op. cìt., p. 336.