Rassegna storica del Risorgimento

BENINCASA BARTOLOMEO ; DANDOLO VINCENZO ; MARCHE
anno <1936>   pagina <723>
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La missione del Senatore Dandolo nelle Marche, ecc. 723
non bastano in molti fra essi a far sì che perdonino alla politica illuminata auto­rità d averli costretti a cangiar forma e sistema di vita, quantunque abbia prov­veduto alla loro sussistenza con pensione; ma neppur l'idea di questa stessa pensione non vale in alcuni di essi a diminuire o tenere a freno la loro avversione, sì che a questa non sacrifichiamo quel soccorso. Taluni fra loro ho chiamati, ed ho loro parlato come se li tenessi per eccellenti; il che parve che molto loro pia­cesse. Potrebbe, secondo l'esperienza fatta non infruttuosamente altrove coi pari loro, questo mio contegno renderli alquanto meno cattivi. Hanno essi con tulli gli altri quattro mila una mia lettera circolare, segnata di mio pugno, che ad ogni individuo parla in modo da supporlo ottimo suddito religioso. Ma come di qui, non oso sperare da queste industrie, che qualche diminuzione di male .
E che i briganti ed i disertori costituissero una grave preoccupazione per la Polizia è accertato dalla lettera 31 dicembre del Lumi al Dandolo, in cui si legge: Voi pure avete visto quanto sia grave alla Polizia il pensiero di mantenere la tranquillità e l'ordine pubblico nel distretto di Ascoli, mal grado lo zelo dei funzionari, ed in ispecie del nuovo Viceprefetto, distinto dalle migliori qualità; ma quella montagna, anche sotto il governo pontificio, è stata sempre il covo dei briganti e dei più feroci assassini . Indi, seguitando ani tema:
Ritenete però che l'affare di Moreschi è vecchio. Piacemi che abbiate mani­festato di accrescere colà la forza e di commettere la difesa dei posti più. infestati al bravo Achilli con guardie da lui solo dipendenti. Io l'avrei fatto prima, se riguardi insuperabili non me l'avessero impedito. Mi proverò a riprodurre il progetto. Saprete lo sbarco in Toscana con la conseguente invasione di Lucca. Non trattasi però che di 1500 uomini al più. E costoro, ugualmente che gli altri, i quali occupano Ravenna, dovrebbero quanto prima venire scacciati, ora che i Napoletani possono prestare appoggio valido ai nostri. Bisogna intanto cal­mare gli allarmi e rialzare con opportuni conforti Io spirito pubblico. Voi saprete costì riuscire meglio di qualsiasi altro funzionario .
Ma un'altra cosa comincia ad un certo punto a turbare il governo del Viceré, la condotta del Murat, le cui milizie occupano precisamente le Marche. Mentre infatti la presenza del Re di Napoli era considerata, da principio, quale un soc­corso dato al pericolante Impero ed al non meno pericolante Regno italico, man mano che la situazione si rende più grave per il vinto di Lipsia, si va mutando anche la condotta dei Napoletani, che da amici tendono a poco a poco a divenire alleati degli Austriaci e quindi nemici. Anzitutto cominciano a circolare delle Strane voci, che attribuiscono al Murat l'intenzione di volere farsi signore della Penisola, e, dai timori, che il Governo mostra a tale riguardo, emerge il sospetto, non però confessato, ma evidente, che, se le voci contenevano del vero inducevano legittimamente nella conclusione che il Re di Napoli avrebbe,