Rassegna storica del Risorgimento
BENINCASA BARTOLOMEO ; DANDOLO VINCENZO ; MARCHE
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1936
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Gellio Cassi
abbandonato alla propria sorte l'imperiale cognato, per assicurarsi un dominio in Italia col favore dell'Austria. *)
Ma il Senatore aveva già intuito, fin dal 12 gennaio, il doppio giuoco del Murat e lo denunciava al Ministro Vaccari, dicendo che ad Ancona vi erano sparsi istigatori napoletani che, con idee stravolte, turbavano le menti, e più turbar potean la quiete pubblica , tanto ch'egli aveva ritenuto suo dovere informare il Re di Napoli, certo perchè egli uscisse dal riserbo e gettasse la maschera.
Non mancano poi, nei vari rapporti del Senatore, e cosi nelle istruzioni inviategli da Milano, frequenti accenni alla pace ed alla guerra, alle operazioni
1) Così del resto scrìveva il Ministro dell'Interno del Regno italico, Vaccari, al Dandolo in data 14 dicembre 1813: S. A. I. il Principe Viceré è informato che alcuni malintenzionati prendono motivo dai movimenti dell'armata napoletana (che, secondando il comune desiderio, si avanza per correre a respìngere il nemico), per spargere sordamente alcune voci, quanto prive di fondamento, altrettanto ingiuriose a S. M. il Re delle Due Sicilie. Osano costoro dire che i Napoletani sonosi armati per la pretesa indipendenza d'Italia; ma facilmente si conosce che gli spargi* tori di tali infamie sono quegli stessi, che hanno in addietro per ogni maniera tormentato lo spirito pubblico con nuove false od alterate, facendo credere imminente ed irreparabile 1 incursione nemica fino alle Alpi. Ora che vedono, mercè i sussidi di forze, che vanno accorrendo da tutte le partì, rendute inutili le loro mire, cercano di sedurre gli incauti, ponendo in dubbio l'oggetto, per cui una parte di queste forze deve essere impiegata, ed altraggiandola ad un tempo igtesso. Né mancano costoro di frammischiare ai loro vaniloqui la parola d'indipendenza, quasi che il Regno di Napoli non avesse già tutte le prerogative della libertà, e che il Regno d'Itab'a non avesse il proprio Sovrano, le proprie istituzioni e le sue speranze, la realizzazione delle quali,forse vicina, consolidar deve la di cui felicità.
Ha quello, che è più da considerarsi, si è l'ingiuria solenne, che questi spìriti turbolenti fanno a S. M. il Re di Napoli, forse anche conia prava intenzione che egli, a cagione delle vociferazioni, da essi sparse, fosse per ritardare l'avanzamento delle sue truppe. Né certamente può farsi torto maggiore all'onore ed alla lealtà, generosa, che distinguono questo Monarca, facendo insorgere il solo sospetto ch'egli avesse mire diverse da quelle dell'Augusto Suo Cognato, di quall'antico di Lui compagno d'armi, ed amico, con cui divise sempre le fatiche e la gloria, quella gloria e quelle fatiche, che collocarono l'uno e l'altro sul Trono.
Io spero che in codesto Dipartimento né queste abbominevoli voci sìensi sparse né che alcuno vi possa essere, che BÌ lasciasse da CSBC sedurre. Ciò nondimeno, ho voluto confidenzialmente intrattenermi con voi per questo oggetto, la di cui natura è troppo interessante e delicata. Che se mai sventuratamente vi fosse pur qui qualche seduttore o qualche sedotto, confido nella conosciuta vostra saviezza e prudenza, che nelle vostre relazioni farete per dirigere lo spirito pubblico, in modo che l'opinione non abbia insensibilmente a corromperai, tenendo dietro a progetti quanto chimerici e falsi, altrettanto pericolosi, e perché gli sforzi comuni tendano allo scopo di conservare la tranquillità, di cui godiamo anche in mezzo alle guerre, aspettando una definitiva organizzazione, che, in parte, già BÌ prevede, e che sarebbe garantita dal consentimento d'ogni classe di cittadini, dalla sanzione di tutti i Governi .
E successivamente il 5 gennaio del 1814: Non si dissimula che intanto la fiducia, da noi jnanifestata, sulla parte, che prenderà alla guerra l'esercito napoletano, incontra molti contrasti nell'opinione pubblica degli abitanti vicini al Po ed alla Capitale. La lusinga, che si era in questi fondata, di veder liberato dalla presenza del nemico il dipartimento del Rubicone, per opera delle truppe napoletane, e il vedersi invece che da esse non siè preso alcun impegno a tale intento, sono cose die alimentano nel pubblico una tale diffidenza, che non si potrebbe impedire. Tale condotta d'altronde viene avvertita come del torto indipendente dalla cattiva stagione, che pud aver ritardata la marcia delle truppe.