Rassegna storica del Risorgimento

BENINCASA BARTOLOMEO ; DANDOLO VINCENZO ; MARCHE
anno <1936>   pagina <732>
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Gelilo Cassi
16 domenica.
Sempre timori, incertezze, lavori. Ritorna il Dalia-Vecchia, che non ha potato passare per la Romagna, e riparte Buhito prendendo la strada della Toscana. La sera improvviso vien chie­sta dal Generale Macdonald la consegna della città e fortezza di Ancona, concedendo 24 ore prima di agire ostilmente. Fatto un lavorare e scrivere infinito; e un dar disposizioni prontis­sime per assicurare pagamenti, provvidenze ed indennizzazioni in denaro e operazioni sulle casse pubbliche, al che non si oppone verun ostacolo da parte del dichiarato nemico.
17 lunedì.
Proseguono con vivace efficacia gli affari economici. Alle cinque pomeridiane si intende libero l'agire ostile tra la fortezza (ove s i sono riuniti Francesi ed Italiani) egli assediatiti napo­letani. Nessuna innovazione ed atto di dominio sino allora per parte dei Napoleani in affari civili. Distribuzione di denaro per le indennizzazioni e per i bisogni.
18 martedì.
Quietissimo blocco o assedio alla fortezza. La sera il proclama napoletano, che concisa­mente dispiega autorità sulla città.
Si fanno commenti e si chieggono spiegazioni, ma inutilmente. Arriva la posta da Milano con vecchie lettere.
19 mercoledì.
Risposte un pò* più. chiare del Generale Macdonald al Prefetto nelle quali, mandandogli il passaporto, gli dà il commiato e gli assegna onorevole compagnia di un Ufficiale sno, sino ai confini della Toscana. Si finiscono tranquillamente le disposizioni di denaro, e si prepara dal Senatore una spontanea partenza insieme col Prefetto e la di Ini famiglia. Segue il deciso can­giamento in Ancona, comandata e amministrata dai Napoletani, che si valgono della munici­palità. Lunga visita urbanissima del Macdonald al Senatore. Molta mestizia e confusione in casa del Prefetto.
20 giovedì
Finiti gli affari economici, dopo congedi e distacchi, si conversa col Prefetto, sua moglie e sua figlia, passiamo per Osimo e Loreto, ove giungiamo alle cinque e mezza. Essi alloggiano e pernottano a Casa Solari; noi alla Santa Gasa.
21 venerdì.
Alle dieci antimeridiane partiamo di là tutti, e, per Recanati e Sambrnchetto, arriviamo alla una e mezza a Macerata. Ivi gran concorso di visite, refezione, e un po' di riposo, poi si prosegue e alla sera si giunge a Tolentino. Il Prefetto colla famiglia all'Assunta, noi a casa Pelisani.
22 sabato.
Partiamo tutti da Tolentino alle sette della mattina, e, dopo fatte le porte di Valcinara, del Ponte, alla Trave, e di Serravalle quasi giunti a quella delle Case Nuove, siamo violente mente gettati a terra. Il Senatore ne riceve forte colpo alla testa, il cameriere alle gambe, io al naso con rottura ed emorragia, e botte al petto ed alle braccia.
Nullamcno, dopo medicature e fasciature provvisorie, si continua alla meglio il viaggio per giungere alle sei di notte a Foligno, di buonissimo umore in mezzo a tanto sconvolgi­mento. A quell'occasione l'orologio del Senatore rubato e poi trovato, il ladro scoperto e mili­tarmente punito dall'Ufficiale napoletano, che accompagnava per ordine il congedato Prefetto, e che, giunto a Foligno, lo lascia e torna in Ancona.