Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO
anno <1936>   pagina <759>
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Note intorno alta biografia di Carlo Pisacane 759
la vivono tranquilla mento in Londra, e quei della Basilicata; *) ma il popolo ignorante cosa sa? Se sono più bestie che uomini non è loro la colpa, ma della loro natura, e dell'infame che li governa. Io conoscevo al cotto Carlo mio meglio die voi, e bene posso assicurarvi che su questo punto esso la pensava come me, e non come voi.
Da ciò che soffriste voi l'anniversario della morte del caro Carlo potete supporre ciò ch'io soffersi in pensandovi Ala pensiamo a voi, ed insieme penseremo a quell'Eroe.
Volete ebe Silvia preghi il Cielo per rivedervi, ma non e'è Cielo che ci ascolti, o se vi è, protegge gl'infami. Dovete voi mettere a tortura il vostro ingegno e riuscire.
Posso assicurarvi che Carlo non aveva veruna corrispondenza colla Società Inglese di Sardegna. Esso aveva una lettera di un amico 2) che lo invitava andare colà per lavorare da ingegnere, e non vi era neanche una parola che potesse riferirsi al sentito rimorso di Carlo per avermi resa infelice. Io sono certa che se Carlo dopo lo sbarco ha preso mai penna, mi ha scritto. Uno di quei che si sono salvati, mi disse che Carlo era stato una notte sempre scrivendo, è vero?
Termino perchè temo far la lettera troppo voluminosa, ma non lascerei mai! La Silvietta
ora mi dice darvi cento baci, cento abbracci, e vuol presto rivedervi. Lo Bpero !
Credetemi vostra sorella . . 'A
Ennchetta che vi ama immensamente.
Alla povera infelice donna che non. era riuscita, nonostante gli sforzi com­prali a sbarrare il passo al suo Carlo nell'impresa disperatamente eroica, non rimase che il compito sacro di mostrarsi degna del martire, difendendone la memoria da ogni oltraggio, amando e soccorrendo coloro che erano stati parte­cipi della nobile follia. Ma essa che nel cuore presago aveva previsto con intuito femminile il tragico epilogo del dramma iniziatosi a Genova, non può fare a meno di biasimare quelli che, a torto, riteneva colpevoli; essa che conosceva la mente ed il cuore del suo Carlo meglio di ogni altro, e ne aveva seguito la crisi spirituale attraverso le contraddizioni e le antinomie ultime, sapeva che egli non aveva mai nutrito facili illusioni, ma che invece con piena, fredda con­sapevolezza, sprezzando profondamente l'ignobile volgo, era giunto alla fatale concezione dell'azione diretta e del sacrificio per scuotere appunto quel volgo senza anima dal profondo letargo in cui secoli di schiavitù lo avevano gettato.
LEOPOLDO CASSESE
la di Lorenzo faceva parte di un palazzo abitato in massima parte da rifugiati meridionali, fra i quali il Cosenz, di proprietà dei fratelli Stefano e Giacinto Bianchetti. Frequentavano abitual­mente la sua casa, fra gli emigrati meridionali, Ippolito de Riso, il canonico Ignazio Greco, il pittore Tommaso Lorusso (il quale esegui uno sfumino ed un disegno dal vero di Pisacane, cfr. ROSSE tu, p. 354) e Raffaele Carbonari, tutti calabresi: e fra i siciliani il Baronetto Vincenzo Cianciolo di Messina. Un tal Saverio Costanzo, calabrese, già al servizio della Legione straniera, faceva da domestico alla coppia; e anche dopo la morte di Pisacane continuò a prestare i suoi servìzi ad Enrichetta, retribuito da De Riso, Greco e Cianciolo. Cfr. Rapporto del Console Garrone d'I 14 settembre 1857, in A. S. S., Corrispondenza diplomatica, voi. 2, e. 7 seg.
J Allude ad Abbini, a Fanelli e agli altri componenti del Comitato di Napoli scampati miracolosamente alle grinfe della polizia e rifugiatisi a Londra. Sulla fuga di Fanelli, cfr. ROS­SELLA p. 427 seg.
2) Allude alla lettera di Giovarmi CndoIini del 4 maggio 1857, da Oristano. Ad essa Pisacane rispose il 9 maggio. Cfr. CASONI, G. Cadolini, fa Rassegna Storica del Risorgimento, 1922, p. 341; ROSSELLI, p. 256 seg. Vedi anche n. 21 dell'indice del volume 6 dei documenti, in Appendice.