Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO
anno
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1936
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pagina
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767
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APPUNTI, NOTIZIE E VARIETÀ
FRANCESCO DALL'ONGARO. i) - Nacque nel Friuli il 1808: dimorò lungamente a Venezia con la sua famiglia, dove fece il suo corso letterario e filosofico. Nella Università di Padova studiò teologia e prese gli ordini sacri, innamorato dell'arte oratoria e voglioso di farsi banditore della parola evangelica.
Presto si avvide, che questa, anzi che scendere al popolo liberamente, dovea passare per la trafila della censura vescovile e politica. Disingannato nella sua speranza, e infastidito dalle vessazioni della Curia, nemico.delle mezze misure, pensò che poteva servir altrimenti alla patria e consacrare al popolo la parola e l'opero sua.
Insegnò letteratura ad Este piccola città degli Euganei, ma anche 11, corso appena un anno, la polizia o la Curia trovarono qualche cosa a ridire. Si recò allora nell'Istria, istitutore del marchese Palesìni, poi, invitato da alcuni cittadini di Trieste, piantò dimora in quella città, dove provvide alla sua famiglia e a se stesso, col l'opera della letteratura.
Veduto a Trieste il popolo d'indole e di lingua italiana ma imbastardito e sopraffatto da mercanti, ed impiegati tedeschi, concepì l'idea di fondarvi un giornale diretto a risvegliare i sopiti germi italiani, e a propagare la coltura delle lettere e delle arti nostre in quella popolazione vergini ancora.
E facile pensare gli ostacoli, che dovette affrontare per parte della classe privilegiata, della polizia, dei clero, degl'impiegati stranieri. Tuttavia la Favilla, cosi si chiamò il suo gior-naie, durò per oltre a dieci anni, e si fece fiamma. Nel principio era delitto chiamar Trieste città italiana, da ultimo sarebbe parso delitto chiamar Trieste città tedesca. Gli scrittori della Favilla ebbero il coraggio di sostenerla per dieci anni, senza pur nominarvi l'Imperatore di Austria né i suoi governanti, promovendo tutte le istituzioni che tendevano ad educare il popolo ed emanciparlo alla brutale ignoranza, in cui la politica Austriaca lo teneva sepolto, condannandolo a ricevere i primi elementi delle lettere in una lingua che non conosceva.
La Favilla promise a Trieste tutto ciò che sente d'italiano; la Società Filotecnica, che fu poi imitata a Torino, a Firenze, a Milano, le scuole popolari di canto, gli asili infantili. Dali'Ongaro CO* suoi scritti e con la sua patì>Ia italianizzò Trieste. Poesie, ballate, dràmm4:XomànsaVtto; ciò che scrisse tende a questo scopo. A questo tendevano le lezioni storiche sul Dante, che dava da ultimo e delle quali alcune sono state pubblicate a Torino, ed a Padova.
Nell'estate del 1842 conobbe Cobden, che compiuta la sua corsa trionfale in Italia, rimpatriò per Trieste. Anche là gli fu dato un banchetto, anche là si dichiarò per amico di ogni libertà. II Dali'Ongaro colse questa occasione per portare un brindisi alla futura marina italica, alla nazionalità nostra risorgente, proclamandone altamente il principio, e dichiarando vile chiunque la rinnegasse. E facile pensare lo scandalo che ne segui: il banchetto fu interrotto, ne fu scritto a Vienna. Contento di aver formulato con quelle parole il compendio di quanto aveva tentato di fare in dieci anni, prese la vìa di Toscana, sottraendosi a tempo al colpo che lo minacciava.
Invitato da Alessandro Natali a comporre un romanzo storico per l'appendice della Speranza si propose di scrivere la Battaglia di Mont'Aperto. Si recò a Siena per fare gli studi preliminari: ma era già passato il tempo dei romanzi: cominciava la storia.
0 Dali'Ongaro ebbe l'onore di prestare la sua parola al popolo di Siena, che canta ancora i suoi inni, e i suoi ritornelli, e che fecero in pochi giorni il giro d'Italia. Quello dei tre colori fatto in settembre del 1847 fu cantato da Garibaldi, e dalla sua banda a Montovideo prima di salpar per l'Italia. Venne poco dopo a Romardoyo non tardò molto ad accorgersi, che Pio IX era già nelle mani altrui, e che la straniera diplomazia Io avrebbe distolto dalla causa italiana.
1) Ved. per le precedenti biografie tolte dal giornale La Guardia Nazionale Italiana, che si pubblicava a Roma nel 1849, RoMegna, fase. II, pp. 251-255; ITI, pp. 375-378; IV, pp. 503-506. Non si sono corretti gli evidenti errori di nomi e di dato dell'originale.