Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO
anno <1936>   pagina <768>
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768 Appunti, notìzie e varietà
Gli avvenimenti precipitavano. Egli trattò nel Contemporaneo la questiono lombardo-ve­ne tn, presenti i moti di quelle provi ncic, e predinne ebe In Costituzione austriaca sarobbe giunta troppo tardi per esse. Si trovò presente quando l'aquila Imperiale fu staccata dal Palazzo di Venezia, e nel luogo della epìgrafe, che attcstavo l'usurpazione Austriaca scrisse Palazxo data Dieta Italiana,
Due giorni dopo sottoscriveva in nome di Venezia e dell'Istria l'indirizzo presentato al Pontefice perla convocazione di questa Dieta medesima, e parti per Milano determinato a dare la vita per la libertà del suo paese, in -compagnia di parecchi lombardo-veneti ai quali avea fatto un appello pochi giorni prima che scoppiasse l'insurrezione.
Giunse a Milano il 26 marzo, pose in comunicazione il generale Lecchi col generale Durando, ch'egli sperava ancora piò amico all'Italia che al suo re, e accettò l'incarico di favorire l'unifi­cazione delle Provincie venete col Governo di Lombardia allora repubblicano. Come gli intendi­menti di quello furono chiariti, si affrettò a dichiarar la Bua fede e rinunciò ad altri l'infausta impresa della fusione, la quale cogli scritti, colla parola, coll'opcra procurò d'impedire ma invano.
Scoppiata la guerra nel Veneto egli pigliò il ano fucile con due dei suoi fratelli, e andò a confermare co* fatti il suo amore all'Italia, e la sincerità delle sue canzoni di guerra. Uno di essi cadde a Pai mano va sotto una bomba, l'altro fu ferito gravemente nell'ultima fazione del Silo, il nostro deputato si trovava a pochi passi da lui, e fu risparmiato per sua ventura dalle palle tedesche, che fecero costar cara la vittoria ai valorosi volontari.
Quei due, che versarono il sangue per l'Italia e per la libertà, aveano preso parto alla liberazione del Tommaseo, e del Manin, e il primo avea conquistata con pericolo la sua spada alla presa dell'arsenale di Venezia.
lì nostro Dall'Ongaro formò parte a Treviso di un consiglio militare dei Corpi Volontari il quale consiglio pose ogni opera per raggranellare i vari corpi dei volontari e sottrarli alla malefica influenza del generale Durando. Dopo la capitolazione di Treviso egli potè ritirarsi a Venezia col fratello ferito, e, cessata cosi infaustamente la guerra, si pose a scrivere con tre amici il giornaletto popolare: Fatti e parole, il quale letto avidamente dal popolo, tenne vivo in lai l'amore della libertà, e lo ritenne daU'aderire indecorosamente al sacrificio di quella.
D Dall'Ongaro fu pure tra i primi fondatori del Circolo Italiano di Venezia, ne formulò lo statuto, e lo presiedette e diresse fra le opposizioni, che il governo della fusione gli mosse contro. Fu opera del giornale e del circolo, se l'infame armistizio Salaeco non vendette Venezia all'Austriaco.
La sera dell'll agosto, il Dall'Ongaro fu fra pochi che mossero il popolo a rivendicare la sua libertà e a congedare i tre commissari regii. Senza questo colpo di mano Venezia avrebbe subita la sorte di Milano, e Carlo Alberto avrebbe ricevuta la sua batteria di Peschiera: servigio per servigio.
Questi fatti però non tolsero, che Dall'Ongaro, ed alcuni altri che avevano avuto il mag­gior merito in quella sera memorabile, non fossero poco dopo allontanati da Venezia come pericolosi alla pubblica quiete. II velo che copriva le cagioni di si fatto ostracismo venne in parte rimosso agli ultimi fatti di Venezia. Checché ne sia la nobile condotta degli esiliati e il silenzio osservato a fronte delle calunnie lanciate contro al loro nome e una prova di carità patria e dei magnanimi sacrifici a cui si sono votati.
Al Dall'Ongaro per questi fatti o piuttosto pei sentimenti di cui si sapeva investito fu inti­mata dal ministro Rossi la partenza da Ravenna e dallo Stato Romano. Mentre egli si appre­stava a partire, non senza aver domandato inutilmente, che fosse revocata l'intimazione, una mano ignota compiva la giustizia del popolo. Intese Dall'Ongaro a Ravenna il nome dei nuovi uomini chiamati al potere e volò a Roma incaricato dal general Garibaldi per fissarlo onore­volmente al servizio dello Stato. Riuscito felicemente in questa trattativa diede opera con i suoi amici a radicare il concetto della Costituente italiana, e fu incaricato a rappresentare alcuni circoli della Romagna al Comitato centrale stabilito in Roma a tal fine.
Presentiamo ai nostri lettori l'elenco delle varie suo opere in prosa, ed in versi: Le princi­pali sono due volumi di poesie stampati a Firenze nel 1834 e 35 Nuove Ballate, stampate a Venezia nel 1844; Il Venerdì Santo, acena della vita di Lord Bvron, Padova 1837, Torino 1847; Viola Tricolor. Scene della vita domestica, un volume, Padova 1844. Compose parecchi drammi