Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO
anno <1936>   pagina <769>
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Appunti notizie e varietà 769
storici, porte editi, pnrte inediti. Il Fornurctto, nel quale considerò sotto un nuovo aspetto-la pena di morte e ne mostrò l'ingiustizia; // Dalmati, Bajamonte Ticpolo, Conte Fosco, Marco Cralicvic. ecc.
Una raccolta delle sue opere principali si sta stampando a Torino dallo Schcpatti in dieci volumi. Sono pubblicati i primi tre. In tutte queste opere varie di carattere e di forma, come negli altri numerosi scritti pubblicati su molti giornali d'Italia* traspira sempre il medesimo intendimento di educare il popolo italiano agli alti destini, a cui la provvidenza lo serba.
Non dobbiamo dunque meravigliarci se quest'uomo, che ha tanto meritato delle lettere italiane, ottenne nei Collegi di Fuligno moltissimi vóti dai suoi fratelli d'armi, con i quali s> era trovato a Cornuda. Più tardi nelle nuove elezioni fri chiamato a quest'Assemblea dal voto del Popolo Romano.
Votò per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale Italiana, trim. I, per. II, n. 23, martedì 20 marzo 1849). BIBLIOGRAFIA: A. DE GOBERNATIS, F. DalVOngaro e il suo epistolario scelto. Faenze, Tip. ed. dell'Associazione, 1875; M. TRABAUDI FOSCARINI, F. DalVOngaro, note di critica letteraria, Firenze Le Mounier, [1924].
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GIUSEPPE MAZZINI. - Mentre da un capo all'altro d'Italia suonò il grido di libertà e indipendenza le moltitudini insorsero sotto l'impulso della grande Idea, che l'invitava a tener campo contro l'Austriaco, una voce temuta dai re disse al popolo italiano: cammina innanzi a perisci. Era quella di Giuseppe Mazzini, dell'uomo, che per quasi venti anni sostenne un costante e infaticabile apostolato di libertà. Questo ligure illustre che con la virtù, e col sapere spezzò le armi codarde della calunnia nacque nella patria di Colombo e di Doria il 22 giugno 1806. Era giovanissimo, e la tirannide pesava sul nostro paese, quando col mezzo dei giornali Piemontesi rivelò le doti dell'animo, e la profondità della mente. Traspare dai suo, scritti il sentimento della grandezza nazionale, l'amore della umanità e del progresso cosi che anche nelle sue questioni letterarie vedi balenare il concetto politico e l'idea, da cui il suo animo è preoccupato.
Unito al siciliano Giovanni la Cecilia, e al Guerrazzi fondò in Toscana l'Indicatore Livor­nese giornale di scienze, lettere ed arti. La polizia di Leopoldo prese a sorvegliare quel trium virato, che cedendo all'ire dei tempi si sciolse. Tornò in patria il Mazzini: pati prigionia nella fortezza di Savona, poi fa esiliato. Ripara vasi in Francia, allorché questa con una infeconda, ma gloriosa rivoluzione aveva espulso dal trono il ramo primogenito dei Borboni. L'esule geno­vese concepì l'arduo concetto di rigenerare politicamente e moralmente la sua terra natale. Mirando a questo altissimo scopo fondò la Giovane Italia che divenne ad un tempo scuola let­teraria ed associazione politica. Ma l'ira dei Re, che lo avea seguito nella terra straniera suscitò contro l'animoso scrittore la sorveglianza di Luigi Filippo.
Per sottrarsi alle persecuzioni quotidiane, cercò nella Svizzera un asilo più tranquillo e sicuro, ma anche su quella terra di libertà si vide raggiunto dagli odi dell'Austria e dei vari governi d'Italia. Il suo coraggio non venne meno per questo. Faggi dall'Elvezia e andò ramingo per l'Europa in cerca di un paese che potesse offrirgli guarentigie maggiori.
Fermatosi in Inghilterra, fondò in Londra una scuola popolare, che esiste tutt'ora, ove gli Italiani, e gli operai in ispecie ricevono gratuita istruzione. Vi pubblicò un giornale: L'Aposto­lato Popolare, ma, mancandogli i mezzi per sostenerne le spese, fa costretto ad abbandonarlo. U Governo inglese, che ostentava protezione, lo sorvegliava in segreto per servire ai desideri dell'Austria, e dei Sovrani d'Italia. Avvenuta nel 1845 la catastrofe dei fratelli Bandiera, si disse che il Governo inglese avea violata la corrispondenza del Mazzini e dato ragguaglio della cospirazione ai gabinetti di Vienna e di Napoli. I nemici gli si scagliarono tutti contro gridandolo fautore e incoraggiatore di quei giovani infelici, che nel fondo delle Calabrie per la Giovane Italia primi versarono il sangue sull'altare della libertà. Un eloquente opuscolo intitolato Sicordi dei Fratelli Bandiera, giustifica Mazzini dall'assurda e maligna accusa.
Debellava Palermo nel marzo 1848 la tirannide di Ferdinando: procioni a vasi la repub­blica in Francia: la rivoluzione di Vienna strappava una costituzione dal suo Imperatore; insorgeva Milano, e una generosa lotta di cinque giorni metteva in fuga il tedesco. Nella
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