Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO
anno
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1936
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pagina
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770
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Appunti notizie e varietà
terra dell'esilio palpito il Murami al fremito delle unzioni: intese nel suo cuor generoso .tuonata l'ora della riscossa, e volò da Londra a Milano.
Nel suo passaggio a Parigi fondò VAssociasione Italiana, quindi a Milano il giornale l'Italia del Popolo. Lo spirito di ambedue le istituzioni era repubblicano; ma esso dichiarò sin dalle prime, che quantunque non volea transigere con le proprie convinzioni, pure differiva ogni questione d'interno ordinamento sino al termine della guerra, protestando che avrebbe sempre rispettata la volontà manifestata legalmente dal popolo. Vogliamo citare le sue parole per aggiungere fede alle nostre. Io non pensava (egli scrive) che alla questione vitale della indipendenza, e avrei abbracciato il mio più mortale nemico, purché avesse aiutato l'Italia a ricacciare l'Austriaco oltre l'Alpi, e poco dopo prosegue: E nondimeno io giurai allora tacermi, e mantenermi finché vivesse speranza di buona fede, neutro fra la parte regia e quella dei miei fratelli repubblicani, per non meritarmi rimprovero, non dogli uomini, che non me ne curo, ma dalla coscienza di aver nociuto per credenze e antiveggenze mie individuali alla concordia e alla patria .
Nel 29 maggio il malcontento universale suscitò una sollevazione in Milano. Scopo di questa era abbattere il Governo provvisorio e proclamare la Repubblica. Gli autori furono imprigionati e posti sotto processo. Sorse una voce maligna per accusare Mazzini, ma questi con franche, e nobili parole chiari la propria innocenza, e il suo nome usci intemerato da questa accusa.
Intanto si precipitavano gli avvenimenti: giungeva in Milano la notizia dei disastri toccati alle armate piemontesi: i nemici correvano a grandi marcie sopra Milano: un proclama di Garibaldi chiamò i giovani italiani a formare una legione di volontari da far fronte al tedesco. Pronto a versare tutto il sangue per redimere la patria, Mazzini depose la penna ed entrò nella schiera dei prodi capitanati dal soldato di Monte video. Non era questa la prima volta, in cui l'animoso scrittore affrontava i pericoli della battaglia. Nel 1833 avea preso parte nella spedizione di Savoia; e dalla storia dei 10 anni di L. Blanc impariamo, che quantunque febri-citante egli teneasi pronto all'estremo cimento.
Costretto a cedere al numero immenso dell'inimici, riparò nel territorio Svizzero, ove si disciolse la piccola armata; ivi rimase per mantener con gli scritti acceso il fuoco della rivoluzione, affrettando coi desideri il momento di combattere col tedesco: e quando insorse Ghia-venna, e la Val d'Intel vi, con animosi proclami si adoperò a propagare la insurrezione nelle Provincie lombarde. Questi fatti, che furono un eloquente protesta contro l'usurpazione straniera, offrirono argomento agl'inimici di Mazzini per rimproverarlo di aver compromesse le sostanze e la vita dei suoi fratelli: narrerà per altro la storia, che la Val d'Intelvi insorse spontanea e prima dell'epoca prefissa da chi preparava la insurrezione in tutta l'alta Lombardia. Anime vili! avreste voi egualmente biasimata Palermo, Milano, Bologna, se l'esito non avesse coronato le imprese di quelle eroiche citta!
Gli uomini, in cui bolle il santo amore di patria non cedono ai rovesci della fortuna. Fallita l'impresa delia Valtellina, perseverò Mazzini nell'idea di organizzare l'insurrezione nazionale, e vi perseverò a fronte degli oltraggi, delle contumelie, che scagliarono sulla sua fronte onorata i moderati, i fautori delle opportunità e delle legalità. Radetzki, quel vecchio Feld Maresciallo, che temeva la propaganda delle idee mazziniane al pari dei battaglioni italiani, fulminava nelle sue note il nome dell'esule illustre, e la Svizzera obbedientissima intimava a Mazzini di abbandonare il Ganton Ticino, ov'erasi rifugiato. Lo riebbe finalmente l'Italia.
Questo uomo, che parlando al popolo di diritti gli ha sempre ricordato che ha dei doveri corrispondenti, con gli scritti, con le parole ha mostrato che dall'armonia del diritto e del dovere nasce la prima libertà, lontana egualmente dal dispotismo e dalla licenza
I suoi scritti si possono dividere in letterari, artistici e politici. Pubblicò in Italia VIndicatore Genovese, l'Indicatore Livornese, e l'Italia del Popolo, nella quale mostra come allo splendore della forma si unisca la profondità dei concetti.
Fondò a Marsiglia il giornale La Giovane Italia, L'Apostolato popolare a Londra, Vitaliano a Parigi, la Jeune Stiline nella Svizzera. Fra i suoi opuscoli ai notano Fot et Avenir, De Vini' liuti-i; rivolutionnaire. Ile soni pania, Austria Italy and the Pope. Lettera a Carlo Alberto (1831) Ricordi dei Fratelli Bandiera, Lettera a Piò IXt Ricordi ai Giovani, Non toniamo conto dei moltissimi articoli inseriti nelle riviste francesi, ed inglesi. In Lugano ne fu raccolta una parte